Barcarole

di Arrigo Abalti · Luglio 15, 2026

 

A Venezia, dove il mondo intero paga per salire su una barca, due consiglieri regionali sono riusciti a litigare per scendere. La cronaca: un mattino di maggio il leghista Matteo Pressi, 33 anni, si presenta all’imbarcadero dei motoscafi blu del Consiglio con un sindaco e un segretario comunale al seguito. Il motoscafista consulta il registro: risulta un ospite, non due. Apriti cielo, anzi apriti laguna. Il regolamento dei natanti — perché esiste, naturalmente, un Regolamento Natanti — non prevede deroghe, e a vigilare sulla flotta c’è il collega Jacopo Maltauro, forzista, 27 anni, che tra le sue deleghe ha appunto quella ai motoscafi. Segnala l’increscioso episodio. L’altro risponde con l’arma più temuta della democrazia: la richiesta di accesso agli atti, per sapere quanto sono costati i lavori del secondo piano di Palazzo Ferro-Fini, dove il giovane collega ha il nuovo ufficio. Risposta del Servizio Affari generali: tredicimilasettecento euro, Iva esclusa. L’Iva, si sa, non naviga.

Fa sorridere, e infatti sorridiamo. Ma sotto la battuta c’è qualcosa di più antico dei due protagonisti messi insieme: la politica come amministrazione della precedenza. Chi sale a bordo, chi resta sul molo, chi ha l’ufficio con vista e chi con vista sull’ufficio degli altri. Sono i riti minori del potere, quelli che sopravvivono a ogni riforma perché non stanno nelle leggi: stanno negli imbarcaderi.

I due, dice il giornale, hanno poi fatto pace a pranzo alla buvette. Della serie: la consiliatura è lunga, meglio remare nella stessa direzione. Ecco, forse è questa la notizia migliore. In Veneto la sanità cerca infermieri, le imprese cercano operai, i sindaci cercano fondi. Loro, per fortuna, hanno già trovato il tavolo.

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