di Arrigo Abalti · Marzo 9, 2025
Cronaca di un mattino sospeso tra passato e presente, con l’ombra di una guerra lontana
Sotto un cielo grigio che sembra riflettere il peso della storia, Montebello Vicentino ha vissuto un’altra domenica con il suo terzo “bomba day” in meno di tre anni. Un ordigno della Seconda Guerra Mondiale, soprannominato con l’ironica tenerezza di “Twin Sister”, giaceva silente nei cantieri della Tav, un’eco di un conflitto che ancora sussurra dalle viscere della terra. Alle 9:00, il paese si è fermato, avvolto in un silenzio che non è solo pausa, ma memoria viva.
Centonovantaquattro persone – 94 residenti della contrada Ronchi – sono state evacuate con la precisione di un rituale antico, sotto lo sguardo vigile dei guastatori paracadutisti dell’8° Reggimento Genio Folgore di Legnago. Un raggio di 468 metri, un perimetro sacro di sicurezza, ha svuotato le case, mentre l’autostrada A4 si chiudeva come una ferita tra i caselli di Montebello e Montecchio Maggiore, e la ferrovia Verona-Vicenza taceva, interrotta fino a domani all’alba. Un disagio inevitabile, ma anche un gesto di rispetto verso chi, con mani esperte, affronta il passato per garantire un futuro.
I volti dei militari, scolpiti dalla concentrazione, si alternano a quelli dei cittadini, segnati da una rassegnata curiosità. Tra le figure di spicco, il sindaco Dino Magnabosco si muove con passo discreto e sguardo concentrato, è lui la voce del territorio. “È un giorno di sacrificio, ma anche di fiducia”, si sente pronunciare, mentre osserva l’operazione da lontano, incarnando con orgoglio e apprensione la resilienza di una comunità che non si piega. La sua presenza non si limita al simbolico: ha coordinato e rassicurato, guidando con dedizione e schiacciando a fine operazione il tasto che ha fatto brillare la bomba.
Le operazioni, iniziate all’alba, si sono protratte per cinque ore, un tempo che appare infinito quando il destino di un’intera zona pende da un filo. Gli artificieri, con la loro danza silenziosa, hanno disinnescato la bomba – 230 chili di metallo e memoria, lunga 1,25 metri – per poi trasferirla ad Alonte, dove sarà distrutta. Nel frattempo, la Protezione Civile e le forze dell’ordine hanno tessuto una rete invisibile di protezione, un lavoro discreto ma fondamentale, spesso trascurato dai riflettori.
Questa giornata, però, va oltre la mera tecnica. È un richiamo alla storia che ancora dorme sotto i nostri piedi. Quante altre “Twin Sister” attendono di essere scoperte? Quante volte sarà necessario fermarsi, per guardare indietro prima di avanzare? La montagna vicentina, con la sua bellezza e le sue cicatrici, rammenta che il progresso non cancella il passato, ma lo riscatta.
Ora, l’allarme è cessato. L’A4 ha riaperto i suoi cancelli, i treni riprenderanno a fischiare, e Montebello tornerà alla sua quiete. Ma il suono di oggi – un silenzio rotto solo dal lavoro degli uomini in divisa – aleggia nell’aria, come un monito e un ringraziamento.
Ai guastatori, ai volontari, al sindaco e a tutti coloro che hanno contribuito a questa giornata va il plauso. La guerra è finita, ma la sua eco continua a insegnare.
In fondo, anche questa, è una storia di coraggio quotidiano.



