Acqua e politica, il Consorzio Brenta tra promesse e tradimenti

di Arrigo Abalti · Marzo 8, 2025

Buongiorno, Brenta. La vicenda del Consorzio di Bonifica Brenta continua a tenere banco, e oggi ci occupiamo di Paolo Bordignon, che sperava di guidare l’ente ma si è trovato fuori dai giochi, con un epilogo che sa di beffa. Una storia che parla di acqua, certo, ma anche di politica, tradimenti e di quelle logiche che troppo spesso mettono i territori in secondo piano rispetto agli interessi del retrobottega di un partito. In questo caso gli intrecci tra Lega e Coldiretti.

Bordignon non ha mai guidato il Consorzio Brenta, è vero, ma ci aveva creduto. Sindaco di Rosà dal 2012 al 2022, aveva lasciato la fascia tricolore per diventare vicesindaco, una scelta che sembrava aprire le porte a nuove sfide. Con la sua lista “L’acqua è Vita” aveva puntato alla presidenza del Consorzio, forte di un’esperienza amministrativa radicata e di un percorso che lo aveva visto collaborare con l’ente prima come rappresentante dei sindaci e poi a livello regionale. Per questa nuova avventura aveva persino dichiarato di rinunciare a un ruolo di primo piano in Comune, un segnale di quanto seriamente avesse preso la nuova sfida. Ma il sogno si è infranto: la sua lista ha conquistato 10 seggi su 20, non abbastanza per una maggioranza solida. E quando, durante l’assemblea del 3 marzo, si è trattato di eleggere il nuovo presidente, lui e i suoi hanno abbandonato la seduta, facendo mancare il numero legale. Un gesto che ha bloccato tutto, lasciando il Consorzio in un limbo pericoloso.

A complicare il quadro, la nomina dei rappresentanti di Provincia e Regione in seno al Consorzio Brenta, che sono arrivati in soccorso degli avversari di Bordignon, fa capire che a Venezia i capi della Lega hanno preferito lasciarlo solo e senza copertura. Un brutto finale per chi, dopo essere stato sindaco di Rosà e ora vicesindaco, aveva investito tanto in questa competizione, solo per essere abbandonato dai suoi senza i numeri necessari per vincere.

I peggiori nemici, come al solito, li hai in casa. Zaia, e soprattutto Manuela Lanzarin, che ha il suo feudo proprio a Rosà e che deve, almeno in parte, proprio a Bordignon la sua scalata – per ragioni in corso di approfondimento – lo hanno scaricato. Una vera “House of Cards in saor”, con tradimenti che sanno di aceto e cipolle.

Dall’altra parte, Giustino Mezzalira e la sua “Acqua, Agricoltura, Ambiente” festeggiano un risultato storico, mentre Martino Cerantola, in quota Coldiretti, si prepara a prendere le redini, sostenuto anche dagli ambientalisti e da chi si oppone alla diga del Vanoi. Ma il Consorzio resta in stallo, con un consiglio di amministrazione eletto ma senza presidente né vice. E questo immobilismo rischia di pesare su un territorio che ha bisogno di risposte rapide, tra siccità, gestione delle acque e progetti controversi come quello del Vanoi.

Colpisce il destino di Bordignon, che ha messo tutto se stesso in questa battaglia, per poi essere lasciato solo dai suoi stessi compagni di partito. La politica, si sa, è un terreno scivoloso, e la Lega, che governa il Veneto da tanti, forse troppi, anni, sembra aver scelto altre priorità, sacrificando chi aveva creduto in un progetto di continuità con la gestione uscente. Il Consorzio Brenta, con i suoi 70.000 ettari e 250.000 abitanti, merita una guida solida, non un risiko di poltrone. L’acqua è troppo preziosa per essere lasciata in balia di logiche di potere. Che il nuovo corso porti chiarezza e azione, perché il buongiorno di domani non può aspettare.

 

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