Bruxelles bacchetta l’Italia: caccia in zone protette e pallini al piombo nel mirino della Commissione Europea

di Redazione · Novembre 25, 2024

L’Italia rischia il deferimento alla Corte di Giustizia Europea per violazioni delle direttive comunitarie sulla tutela ambientale. Lo segnalano l’eurodeputata verde Cristina Guarda e il consigliere regionale Renzo Masolo (Europa Verde), sottolineando come da Bruxelles sia arrivato un duro richiamo al nostro Paese per questioni legate alla caccia e alla gestione delle specie invasive.

Le accuse da Bruxelles

Le contestazioni mosse dalla Commissione Europea si fondano su due violazioni principali:

  1. Caccia non autorizzata in zone protette: l’Italia avrebbe infranto la Direttiva Uccelli autorizzando la cattura e la caccia di specie animali anche in aree sottoposte a tutela ambientale.
  2. Utilizzo di pallini al piombo nelle zone umide: una pratica vietata dal regolamento REACH per prevenire danni alla salute umana, all’ambiente e agli uccelli acquatici.

Queste infrazioni, denunciate inizialmente dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), hanno portato la Commissione Europea a inviare all’Italia un parere motivato, chiedendo interventi immediati per correggere la rotta. Il Governo italiano ha ora due mesi di tempo per porre rimedio; in caso contrario, il deferimento alla Corte di Giustizia europea diventerà inevitabile.

La critica dei Verdi

«Questo richiamo dall’Europa era ampiamente prevedibile», affermano Cristina Guarda e Renzo Masolo. «L’Italia, non rispettando le direttive europee, ha continuato ad alimentare una love-story tra Governo, Regioni e lobby della caccia, un rapporto che rischia di creare un vero e proprio divorzio tra il nostro Paese e l’Unione Europea».

Secondo i rappresentanti di Europa Verde, il mancato rispetto delle normative europee non solo compromette la biodiversità, ma mina anche la credibilità dell’Italia in sede comunitaria. «Denunciamo da tempo queste irregolarità, ma a quanto pare sono necessarie le bacchettate da Bruxelles per ristabilire il buon senso», aggiungono.

La seconda procedura: la formica di fuoco

Oltre alla questione della caccia, l’Italia è nel mirino della Commissione anche per una seconda infrazione relativa alla mancata gestione della diffusione della formica di fuoco (Solenopsis invicta). Questa specie invasiva, originaria del Sud America, rappresenta una delle principali minacce alla biodiversità autoctona in Europa. Il regolamento sulle specie aliene invasive obbliga gli Stati membri a prevenirne la diffusione, ma secondo Bruxelles l’Italia non avrebbe adottato misure adeguate.

«Siamo incapaci di fermare le specie aliene invasive, che rappresentano una delle cinque principali cause di perdita di biodiversità, mentre con norme lassiste sulla caccia rischiamo di sterminare le specie autoctone», concludono Guarda e Masolo.

Le conseguenze

La doppia procedura d’infrazione rischia di costare caro all’Italia, sia in termini economici sia in termini di reputazione internazionale. L’auspicio, sottolineano i Verdi, è che questo richiamo serva a far invertire la rotta, spingendo il Governo e le Regioni a una gestione più responsabile e conforme alle normative europee, per tutelare l’ambiente e la biodiversità del Paese.

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