Carriere diplomatiche

di Arrigo Abalti · Aprile 11, 2026

Il sindaco dem e il ministro azzurro. A Vicenza si gioca una partita che vale più di un convegno

Palazzo Bonin Longare, sede di Confindustria Vicenza, corso Palladio. Sabato pomeriggio, ore 16:30. Sul palco siedono uno accanto all’altro Giacomo Possamai, sindaco di centrosinistra, e Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e segretario nazionale di Forza Italia. In sala lo stato maggiore azzurro, Pierantonio Zanettin, Jacopo Maltauro. Il tema ufficiale è la diplomazia culturale. Il tema reale è un altro.

Chi conosce Vicenza sa che i convegni non si organizzano per caso. E che Confindustria non presta il suo salotto a chiunque, né per qualunque ragione. Quando Barbara Beltrame Giacomello apre i lavori affiancata dal sindaco dem e dal ministro azzurro, non sta soltanto celebrando la cultura come strumento di politica internazionale. Sta certificando qualcosa di più sottile: che Possamai esiste, conta, è interlocutore riconosciuto dal sistema economico e — fatto ancora più significativo — dall’ala moderata del centrodestra.
Tajani a Vicenza non arriva per turismo. Arriva perché qualcuno glielo ha chiesto, e qualcun altro ha preparato il terreno. Il sindaco berico ha costruito in tre anni di governo municipale una reputazione di pragmatico affidabile, capace di parlare il linguaggio delle imprese senza tradire la sua casa politica. Non è poca cosa in una città che restituisce il governo a turno, con una regolarità che altrove chiameremmo sistema e che qui è semplicemente il carattere del corpo elettorale. Vicenza non è una città di fede, è una città di giudizio. Premia e punisce. E nel 2023 ha punito Francesco Rucco, sindaco uscente, consegnando il ballottaggio — e poi il Comune — a Possamai per qualche centinaio di voti. La volta precedente, nel 2018, aveva punito Otello Dalla Rosa che aveva battuto tutti alle primarie del Pd -Possamai compreso – dopo dieci anni di Variati (PD).

Quella manciata di preferenze è il numero che governa tutto. È il numero che Possamai non dimentica mai, nemmeno quando inaugura una mostra o siede accanto a un ministro del governo avversario. Anzi: soprattutto allora.
La chiave di lettura non è nei discorsi pronunciati oggi pomeriggio. È nella geometria della sala. Possamai e Tajani sullo stesso palco, in un contesto istituzionale-imprenditoriale, con la benedizione di Confindustria. In una città di alternanza strutturale, dove il ballottaggio si vince o si perde su una fetta sottilissima di elettori che non hanno tessera e non hanno pregiudizi, questo tipo di segnale vale quanto uno spot elettorale. Dice agli elettori moderati — quelli che abitano il confine mobile tra Forza Italia e il centrosinistra civico — che il sindaco uscente è un uomo con cui si può stare.
Possamai lo sa. E lo coltiva con una disciplina che i suoi alleati a volte faticano a capire. Mentre la coalizione discute di simboli e di perimetri, lui lavora ai fianchi. Frequenta i tavoli che contano. Non disdegna chi ha votato dall’altra parte. Costruisce relazioni che non compaiono nei comunicati stampa ma che, al momento del ballottaggio, pesano.

Il progetto della trilogia “Ispirazione Europa” — mostre tra Basilica Palladiana e i grandi paesi del continente, Germania Francia Spagna — è la forma pubblica di questa strategia. Una narrazione alta, bipartisan per definizione, difficile da attaccare per chiunque si collochi nel perimetro atlantico ed europeista. Tajani, che di europeismo ha fatto la sua bandiera, non poteva che essere a proprio agio. E Possamai, che di quella sponda ha bisogno senza poterlo dire troppo ad alta voce, ottiene esattamente ciò che cercava: una fotografia che vale più di mille comizi.
A Vicenza le grandi partite non si decidono nelle assemblee di partito, ma nei salotti di corso Palladio, nei corridoi della Basilica, nelle telefonate tra chi produce e chi governa. Il centrodestra locale lo ha già vissuto sulla propria pelle — quando governava, e quando ha perso. Nel frattempo, il sindaco in carica ha già fatto tre mosse. La prossima volta che si conteranno quei voti, qualcuno se ne ricorderà.

 

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