CAV e il casello del potere. Tutti i nomi della partita, mentre Vicenza resta marginale ma ben educata

di Arrigo Abalti · Aprile 17, 2025

La nostra provincia sempre più emarginata nello scacchiere del Veneto che conta

 

Il potere non è un’autostrada. È una corsia preferenziale. E per entrarci serve il badge giusto: un equilibrio politico, una rete di relazioni, una capacità di pressione che non si esercita in conferenza stampa, ma nei corridoi giusti. Mentre in Consiglio regionale si litiga sulle chat e sulle date del voto, la vera partita si gioca altrove: nella governance di CAV, la società che gestisce uno dei tratti autostradali più strategici del Nordest. Una partita che ridisegna gli equilibri tra territori. E dove, ancora una volta, Vicenza è assente o marginale.

Il dato è noto: il 50% di CAV non sarà più in mano ad Anas, ma passerà ad Autostrade per l’Italia, società controllata dal Ministero dell’Economia. Il Veneto mantiene l’altro 50%, ma con la nuova regia centrale le leve reali si spostano a Roma. E, come sempre, la prima mossa è quella delle nomine.

Sono arrivate 39 candidature per il nuovo CdA. Ne sono state ritenute valide 11. Ed è lì che si leggono i veri rapporti di forza. Venezia piazza Fabio Cadel, Tommaso Santin, Lucio Tiozzo Fasiolo  e Pierluigi Zulianello (San Stino di Livenza),  Padova lancia Adelina Di Pietro (che però è di Avellino) e Tiziana Pradolini, poi c’è la presidente uscente Monica Manto (Cortina d’Ampezzo),  Treviso va su Fabrizio Nardin (Paese – Treviso) e Gianbattista Rossetti (Conegliano – Treviso), Verona su Marco Vanoni (Bussolengo) e Massimo Venturato (Legnago).

E Vicenza?

C’è solo Renzo Ceron, ex sindaco leghista di Nando uscente ma non più ricandidabile perché ha già fatto tre mandati. Un nome di territorio, non di peso. Un rappresentante della Lega di un’epoca che non c’è più. Nessuna nuova figura, nessun candidato di riferimento espresso dalla filiera vicentina di Fratelli d’Italia o della Lega post-Zaia.

Nel frattempo, si fa largo anche la figura tecnica di Maria Rosaria Anna Campitelli, attuale amministratrice delegata, la cui candidatura è stata ammessa con riserva: dovrà rimuovere incarichi di consulenza potenzialmente incompatibili con la nomina. Anche in questo caso, però, nessun legame diretto con Vicenza.

E i grandi assenti? Dove sono le candidature di peso? Dove sono le figure in grado di rappresentare gli interessi infrastrutturali dell’area berica? Paola Ghidoni? No, l’ex europarlamentare in cerca di una nuova collocazione è padovana, e comunque non ha superato l’esame della commissione. Aldo Rozzi Marin? Esclusione anche per il Presidente dei Veneti nel mondo, che poi vive a Camisano.

Il risultato è impietoso: Vicenza è fuori dalla cabina di comando. Come prima più di prima. Mentre le altre province trattano, segnalano, ottengono, Vicenza resta ferma. Con un atteggiamento che non è nemmeno rinunciatario: è autoesclusivo. Si limita a fare presenza. Ma non esercita potere.

Eppure, CAV è la società che domani dovrà dialogare con la Pedemontana, con la mobilità regionale, con il futuro degli snodi tra l’A4 e i poli industriali. Chi non siede nel CdA, non decide nulla. Chi non ha voce, subirà le scelte altrui.

Nel tempo della politica disintermediata, dove tutto passa dai social, la vera forza resta quella silenziosa delle nomine. E Vicenza, che ha industria, export e progettualità, continua a non occupare lo spazio che le spetta.

Le nomine si voteranno il 29 aprile. Ma la fotografia è già chiara. Chi doveva esserci, si è mosso. Vicenza no. E così si resta a guardare, dall’area di sosta.

Una considerazione ulteriore andrebbe poi fatta sull’opportunità di procedere con le nomine della governance delle partecipate regionali a meno di sei mesi dalle elezioni. Forse una proroga fino a fine anno avrebbe consentito di non dare la sensazione dell’assalto alla diligenza prima che arrivi il cambio. Ma l’eleganza istituzionale se n’è già andata al mare con i whatsapp sui compensi dei consiglieri.

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