di Redazione · Novembre 4, 2024
di Edoardo Gennarelli – commercialista
Concordato preventivo biennale: uno strumento fiscale che ha lo stesso nome di una procedura concorsuale per le aziende in crisi. Forse un nome che, fin da subito, non ha evocato uno scenario positivo, soprattutto per gli addetti ai lavori. A pochi giorni dalla scadenza le statistiche parlano chiaro, 15% su base nazionale, in veneto circa l’8%. Il risultato rispecchia la grande incertezza sulle caratteristiche dello strumento e la mancanza di tempistiche adeguate a poter fare tutte le analisi del caso, in primis per i commercialisti e poi per i contribuenti interessati. Il clima di insicurezza sul concordato preventivo biennale è frutto di una discutibile gestione attuata dalle istituzioni che hanno innanzitutto ideato addirittura una campagna pubblicitaria, sottolineando, in maniera molto semplicistica, una convenienza sia il contribuente che per lo stato, ma che, contemporaneamente, non hanno dato tutte le informazioni ed i chiarimenti per poter aderire serenamente alla “proposta” del fisco. Di fatto, “sensibilizzando” i contribuenti in sedi assolutamente non tecniche, radio o televisione, le istituzioni hanno passato la patata bollente ai commercialisti, costretti a dare risposte su tematiche totalmente dubbie e a provare ad interpretare tutti gli aspetti della norma per poterla spiegare correttamente e coerentemente i propri clienti. Infatti, dietro al patto con il fisco ci sono vari aspetti, molto tecnici, legati sia agli accertamenti che al ravvedimento, per i quali sono sorte moltissime domande che sono state parzialmente evase, spesso senza dare reali chiarimenti, con lo strumento delle FAQ dell’Agenzia delle Entrate… A completare il quadro, le tempistiche: l’ultima data utile per l’adesione era fissata per il 31 ottobre, le risposte (ad alcuni chiarimenti, non a tutti) sono state pubblicate a partire dalla metà del mese di ottobre.
Tale situazione ha generato due ipotesi: aderire, motivando la scelta anche in considerazione la “promessa” di maggiori controllo fiscali a coloro che non aderiscono, oppure non aderire a causa delle tempistiche troppo strette, di grossi, ed inevasi, dubbi e della mancanza di fiducia, alla luce della percezione via via più negativa e delle continue richieste di proroga da parte della associazioni di professionisti e dei sindacati, tutte respinte.
I dati hanno poi avvalorato la seconda ipotesi, ora si attende la risposta delle istituzioni.
Neanche farlo apposta, proprio qualche giorno dopo la scadenza dell’adesione al concordato, i giornali hanno pubblicato l’esito di una statistica che individua un 45% di italiani che dichiara molto poco o proprio nulla. Tecnicamente, il concordato preventivo biennale non è lo strumento adeguato a far emergere redditi di contribuenti che non presentano nemmeno la dichiarazione dei redditi!
Quindi, da una parte ci sono i contribuenti interessanti dal concordato, quindi PMI e professionisti, notoriamente già molto stressati dalle normative fiscali, con i quali lo Stato intendeva far emergere e recuperare quote di reddito non dichiarato, e dall’altro il 45% degli italiani che non dichiara nulla.
Ci si chiede, quindi, se il contrasto all’evasione fiscale con strumenti quali il concordato preventivo biennale faccia parte di una strategia adeguata ed efficiente… staremo a vedere.




