Il femminicidio non si spiega con il patriarcato

di Simona Siotto · Novembre 4, 2024

Un femminicidio che e’ un infanticidio: una ragazzina di 13 uccisa dal fidanzatino di 15 anni. Una frase, quest’ultima, che in se’ racchiude piu’ di un dramma e di un ossimoro, se non fosse gia’ drammaticamente terribile la morta di questa ragazzina, poco piu’ che bambina. Mai come negli ultimi anni il tema della violenza sulle donne e’ affrontato, indagato, approfondito, denunciato, analizzato, a volte banalizzato; mai come negli ultimi anni e’ venuta alla ribalta la parola patriarcato, questo fenomeno di maschilismo e di machismo per il quale la donna viene dopo, importa meno, conta meno e tutta la societa’ e’ costruita su questo dogma e sul suo immutato ed immodificabile mantenimento. Se non fosse che se bastasse il patriarcato a spiegare i femminicidi, questi ultimi avrebbero dovuto diminuire, almeno un pochino; se bastasse il patriarcato a spiegare i femminicidi, dovremmo avere a che fare solo con 50enni, al piu’ 40enni o 35enni vecchi dentro. Ed, invece no: Giulia aveva 18 anni, Aurora 13, ed i loro assassini piu’ o meno la stessa eta’, e così solo per citarne alcune. E forse il problema sta proprio qua, ovverosia sta nel fatto che, nell’analisi che tanto si confa’ al nostro tempo, a cui piace sezionare i fenomeni fino a perdere di vista l’insieme del fenomeno stesso, manchi un pezzo e, forse anche per questo, il problema resta, aumenta, cresce invece di diminuire ed al contempo si complica: ci stiamo dimenticando della poverta’ educativa che le nostre famiglie, e con loro anche altri settori della società, oramai offrono e sono capaci di offrire. Non siamo piu’ in grado di offrire modelli educativi concreti e credibili ai nostri figli, perche’ la maggior parte degli adulti lo e’ solo sulla carta, ma non lo e’ nei valori che esprime, nella autorevolezza e nella credibilita’ della vita che conduce: sono state smantellate le colonne educative precedenti, e non ne sono state non solo costruite ma nemmeno abbozzate di nuove, e cosi oggi si ergono grida di dolore, acutissime, da genitori che troppo tardi si accorgono di avere in casa dei mostri travestiti da agnellini e da agnellini, veri, talmente fragili da non riconoscere piu’ il bene dal male. Ecco quello di cui dovremmo tutti renderci conto: non esiste solo il patriarcato a spiegare questi episodi di violenza e questi omicidi efferati. Esiste, e temo sia ben piu’ grave, l’incoscienza educativa, ed e’ ora che affrontiamo anche questa, possibilmente senza troppi talk show televisivi e salotti urlanti, ma con la coscienza di chi una coscienza la vuole trasmettere e mantenere.

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