di Arrigo Abalti · Settembre 10, 2025
Le politiche di fine legislatura in Regione confondono consenso con clientele
Una volta i sindaci, alla vigilia del voto, asfaltavano le strade. Era il gesto clientelare per eccellenza: il cittadino passava con l’auto sull’asfalto fresco e si ricordava chi glielo aveva “regalato”. Oggi, in un Veneto che dovrebbe correre sulle grandi riforme, il catrame è stato sostituito da un’altra materia prima: i bonus una tantum. Voucher, contributi spot, mancette.
L’ultimo episodio porta la firma dell’assessore alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin. Quinto anno consecutivo, conferenza stampa di rito, 4,9 milioni di euro da distribuire alle famiglie con figli nei nidi: 900 o 1.300 euro a bambino. Una cifra che fa titolo, ma non cambia la sostanza. Non un posto nido in più, non una retta abbassata davvero, non un piano strutturale per sostenere la natalità e l’infanzia. Solo l’ennesimo assegno a ridosso delle elezioni.
La verità è che i voti non arrivavano con l’asfalto e non arriveranno con i voucher. Perché il consenso non si compra a colpi di marchette: si conquista ispirando fiducia, speranza, futuro. Anche nella Prima Repubblica, dove la logica clientelare era pratica diffusa, il grosso del consenso non nasceva dal favore spicciolo, ma dall’idea di appartenenza e dal sogno di crescita collettiva.
La Lanzarin — e con lei molti altri – hanno invece abdicato a questa dimensione. Non parla di programmazione, non osa la parola riforma, non concepisce strategie. Riduce la politica a un patto di piccolo cabotaggio con l’elettore: io ti do un voucher, tu mi dai il voto. È la resa della politica all’amministrazione del presente, senza visione, senza prospettiva.
E così il Veneto, che avrebbe tutte le carte per immaginare un futuro diverso, si ritrova ostaggio di una classe dirigente mediocre, incapace di guardare oltre il prossimo annuncio. Una volta si asfaltavano le strade per strappare applausi. Oggi si distribuiscono voucher che scadono ad agosto. Con una differenza: almeno l’asfalto restava. Il bonus, come la speranza, evapora nel nulla.



