di Arrigo Abalti · Giugno 8, 2025
Quando il simbolo della Repubblica diventa un accessorio di moda
C’è un fenomeno che sta attraversando le nostre città e anche l’ultimo dei nostri paesi come un’epidemia sartoriale: i sindaci che indossano la fascia tricolore con la stessa disinvoltura con cui si annoda una cravatta. Non più simbolo solenne della Repubblica, custodito con cura e referenza per le occasioni istituzionali, ma accessorio quotidiano da sfoggiare al mercato, all’inaugurazione del chiosco dei gelati, persino al taglio del nastro del nuovo parcheggio a pagamento.
Un tempo la fascia tricolore usciva dall’armadio comunale solo per i matrimoni, le commemorazioni e gli eventi di Stato. Oggi sembra essere diventata l’equivalente istituzionale della pochette: un dettaglio che completa l’outfit del potere locale. Verde, bianco e rosso che non rappresentano più la patria, ma il personal branding del primo cittadino.
Osservateli nei loro perimetri di consenso: fascia al petto mentre inaugurano il nuovo semaforo, fascia per la benedizione dei panettoni, fascia per l’apertura della sagra della porchetta. Se poi vanno in delegazione a Roma o a Venezia è tutta una fascia…tricolore. Come se quella striscia di tessuto fosse diventata una specie di mantello di Superman comunale, capace di trasformare ogni banale atto amministrativo in un momento storico degno di nota.
Il problema è che più la indossano, più la svalutano. È la legge ferrea dell’inflazione simbolica: quando tutto diventa solenne, niente lo è più. La fascia tricolore rischia di fare la fine di certi politici che, a forza di apparire ovunque, finiscono per non significare più nulla da nessuna parte.
C’è da chiedersi se questa bulimia tricolore non nasconda una sindrome più profonda: l’ansia da rilevanza. In un’epoca in cui il consenso si misura in like e condivisioni, la fascia diventa lo strumento perfetto per trasformare ogni foto in un’occasione istituzionale. Un modo per ricordare a tutti che si è qualcuno di importante. E a se stessi che senza il ruolo che quella fascia rappresenta, si torna all’anonimato e all’insignificanza. In realtà non è vero, ma per molti di loro – sempre di più – è così.
Ma forse è proprio questo il punto: quando hai bisogno di indossare continuamente i simboli del potere per ricordare agli altri che ce l’hai, probabilmente quel potere è più fragile di quanto sembri. La vera autorevolezza non ha bisogno di essere sventolata come una bandiera a ogni angolo di strada.
I nostri sindaci dovrebbero ricordare che la fascia tricolore non è un accessorio da cerimonia, ma il peso della responsabilità fatto tessuto. Ogni volta che la indossano, non stanno semplicemente vestendosi: stanno rappresentando la Repubblica italiana. Un onore che andrebbe preservato con la parsimonia di chi sa che le cose preziose perdono valore quando vengono sprecate.
Forse è arrivato il momento di rimettere quella fascia nell’armadio e di riscoprire che l’autorevolezza vera non si indossa: si conquista.
Perché il potere più elegante è quello che non ha bisogno di mettersi in mostra.



