Vicenza prigioniera di GPS

di Arrigo Abalti · Giugno 13, 2025

E’ ancora stallo tra Comune e GPS

 

C’è qualcosa di profondamente italiano, e tristemente vicentino, nella vicenda del biciparcheggio alla stazione ferroviaria che non si presenta all’appuntamento con la storia. Come in una commedia dell’assurdo, abbiamo assistito a mesi di annunci, promesse, rinvii e ora al gran finale: l’ennesimo “slitta l’apertura” che suona come una condanna a morte per la credibilità di chi dovrebbe far funzionare questa città.

Settembre 2022: si parte con i piedi sbagliati. Il contratto viene affidato a Global Parking Solutions, che evidentemente di “solutions” ne ha poche. Il bicipark doveva essere operativo “entro luglio”, ma già a novembre scorso emergevano le prime crepe: problemi tecnici, ritardi, la solita litania che accompagna ogni opera pubblica gestita da questa azienda.

Il nome stesso dell’azienda suona come una presa in giro: Global Parking Solutions. Soluzioni globali per parcheggi, ma a Vicenza non riescono a far funzionare nemmeno un biciparcheggio. Il paradosso è che questa stessa azienda sta mettendo in scacco la città su altri fronti, eppure continuiamo a subire come se nulla fosse. È questo il punto: GPS non è un caso isolato, ma un problema sistemico che attraversa l’amministrazione della mobilità vicentina.

L’assessore Cristiano Spiller parla di “ennesima dimostrazione di incapacità” da parte di GPS, e in questo ha ragione. Il problema è che siamo di fronte all’ennesima dimostrazione, appunto. Quando un’azienda fallisce ripetutamente, la responsabilità politica sta nel continuare a darle fiducia o nel trovare alternative credibili. Non si tratta di attaccare chi amministra, ma di chiedere una riflessione: Vicenza può permettersi di rimanere ostaggio di un unico fornitore che non riesce a rispettare i propri impegni?

“Slitta l’apertura”, titolano i giornali. Ma “slittare” è un verbo troppo gentile per quello che sta accadendo. Qui non si tratta di un ritardo tecnico, ma di un fallimento sistemico che nessuno vuole chiamare con il suo nome. Cinque milioni e 200mila euro stanziati da Rfi, e noi cosa abbiamo? Un buco nell’asfalto e l’ennesima promessa non mantenuta. Intanto i ciclisti vicentini continuano a legare le bici ai pali della luce, sperando che non gliele rubino. Per non parlare dei trasferimenti di denaro e servizi che non sono stati ancora effettuati da GPS al Comune come da contratto con cui hanno vinto l’appalto nel 2022. Svariati milioni di euro di cui è creditore Palazzo Trissino.

Questa vicenda è emblematica di una città che si trova in scacco rispetto ai servizi gestiti da GPS. Il biciparcheggio è solo l’ultimo episodio di una serie che sembra non avere fine. La domanda allora diventa: fino a quando Vicenza resterà legata mani e piedi a un fornitore che continua a deludere le aspettative? Non si tratta di cercare colpevoli, ma di trovare soluzioni. Una città seria dovrebbe avere alternative, non trovarsi in balia di un monopolio di fatto che non riesce a rispettare i propri impegni.

La politica si misura anche sulla capacità di diversificare le scelte e di non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Il bicipark si farà, prima o poi. Ma il tempo perduto, i soldi sprecati e soprattutto la dipendenza da un unico fornitore che continua a deludere sono questioni che meritano una riflessione più profonda. Vicenza ha bisogno di liberarsi da questo scacco e di diversificare le proprie scelte. E l’Amministrazione comunale deve trovare il modo di uscire dall’angolo in cui GPS l’ha confinata.

 

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