di Redazione · Aprile 8, 2026
Se FdI tira fuori dal cilindro il meglio che la destra veneta ha espresso nel governo della Regione, la partita finisce subito.
Rumors sempre più diffusi raccontano che Massimo Giorgetti è in pedana per la presidenza di Veneto Sviluppo. E si capisce perché la Lega è nervosa. È una questione di taglia.
Veneto Sviluppo non è una partecipata di rappresentanza. È la finanziaria regionale nata nel 1975, che gestisce strumenti finanziari a favore delle PMI venete — fondi rotativi, minibond, private equity attraverso FVS SGR, garanzie. Dieci bilanci consecutivi in attivo, utile aggregato che sfiora 21 milioni di euro, primo operatore nazionale nel settore minibond per numero di operazioni. Con la riforma del 2023 è diventata holding di partecipazioni regionali, con Veneto Innovazione sotto di sé a gestire 240 milioni di fondi FESR 2021-2027 — ricerca, innovazione, energia, transizione 4.0. Chi siede alla presidenza di Veneto Sviluppo non inaugura mostre. Lavora. E genera reti e relazioni.
E Giorgetti sa lavorare.
Cinque legislature in Consiglio regionale. Quattro in Giunta — prima con Galan, poi con Zaia. Assessore ai Lavori pubblici, all’Energia, alla Polizia locale, all’Ambiente. Vicepresidente del Consiglio regionale. Oltre 23.000 preferenze nel 2010, quando i voti si contavano ancora uno per uno. Ex ufficiale degli alpini, diplomato in agraria, vicepresidente di Itaca — l’istituto nazionale per l’innovazione e la trasparenza degli appalti. Conosce la macchina regionale veneta dall’interno con una profondità che pochi possono vantare: i meccanismi di bilancio, i fondi europei, le partecipate, i rapporti con gli enti locali. È il tipo di profilo che non ha bisogno di essere introdotto ai dossier perché i dossier, spesso, li ha scritti lui o quantomeno ispirati.
Ed è esattamente questo il problema per qualcuno.
In Veneto, per quindici anni, il potere ha avuto un solo centro di gravità. La Lega ha governato la Regione dopo Galan, con Zaia che ha messo a terra un sistema di relazioni, nomine e partecipate che funzionava come un orologio svizzero — preciso, chiuso, autoreferenziale. Funzionava perché dall’altra parte non c’era nessuno in grado di mettere in discussione la qualità della gestione. Adesso c’è FdI. E FdI, per la presidenza della sua partecipata più importante, propone un uomo che alla macchina regionale ha dedicato trent’anni di vita e che la conosce meglio di chiunque altro. Anche meglio di chi l’ha governata.
Il nervosismo leghista non è difficile da leggere. Roberto Ciambetti e Giuseppe Pan — i nomi che circolano per Avepa e ATER — sono figure di lungo corso, rispettabili, e il confronto con Giorgetti lo reggono. Non sono meno bravi come politici, ma Giorgetti in quella specifica arena — finanza d’impresa, fondi strutturali, partecipazioni regionali — porterebbe una competenza che trasforma la partita nella direzione di FdI. Una presidenza di Veneto Sviluppo gestita con quella profondità tecnica e quella rete di relazioni istituzionali non è solo un’ottima nomina per FdI. È un argomento politico che dura cinque anni. È la dimostrazione che il centrodestra veneto sa mettere le persone giuste al posto giusto — e non sempre il posto giusto era stato occupato dal partito giusto.
Borgia, capogruppo di FdI in Regione, ha detto che «ogni forza politica dovrà presentare profili di qualità, competenza, esperienza». Formula diplomatica. Significa: abbiamo rispettato i patti, adesso toccate il nome se vi sentite.
Giorgetti, interpellato, ha confermato che «non gli risulta siano cambiati gli accordi pre-elettorali». Formula ancora più diplomatica. Significa: il posto è mio e lo sanno tutti, tranne quelli che fingono di non saperlo.
Nel frattempo Massimo Bitonci, assessore regionale allo Sviluppo economico, ha convocato il presidente uscente Spagna proprio mentre si pubblicava il bando per il direttore generale. Coincidenza di orari che, in politica, si chiama messaggio. La scadenza per il bando è il 26 aprile. Quella per Avepa il 30. Due caselle, due partiti, una coalizione che conta i posti come un notaio conta le quote ereditarie.
La differenza, questa volta, è che una delle caselle non è negoziabile sul merito. E il merito, in Veneto, ha ancora un peso specifico.




