Gentilin: “Tocca a Masiero. Bevilacqua ha sbagliato”

di Arrigo Abalti · Aprile 28, 2026


Parla l’ex sindaco, il pneumologo che ascolta il respiro della sua città

 

C’è un signore di settant’anni passati che ad Arzignano non si candida, non sfila, non taglia nastri, eppure quando parla — e parla poco — la città lo ascolta. Si chiama Giorgio Gentilin, fa il pneumologo, ha governato Arzignano per dieci anni filati, dal 2009 al 2019, senza mai abbandonare la professione. La sua voce non è un rumore di fondo nei capannelli da bar: è un’autorevolezza costruita nel tempo, lentamente, due volte. Una volta nel rapporto con i pazienti, che ancora segue di persona — l’ambulatorio è suo, lo gestisce lui, e non lo ha mai chiuso nemmeno nei dieci anni di sindacatura. L’altra volta in municipio. E le due cose, in un uomo come lui, non si distinguono mai del tutto.
Da quando ha lasciato la fascia tricolore si è ritirato in una specie di esilio operoso fatto di pazienti, libri e qualche battaglia personale con la salute. Ne è uscito, sta meglio, e ha deciso che il diritto di parola, in democrazia, non scade con il mandato.
L’abbiamo sentito al telefono. Lui vota a Chiampo, non si nega al commento su Arzignano. Voce ferma, periodare lungo, di quelli che ti spiegano una radiografia e una città con la stessa cadenza. Gentilin è l’unico, tra i sindaci che hanno indossato la fascia di Arzignano negli ultimi vent’anni, a non essersi messo in lista per il voto di maggio. Stefano Fracasso, che lo ha preceduto, capeggia oggi i dem in sostegno di Luca Lazzaroni. Alessia Bevilacqua, sindaca fino allo scorso dicembre, è capolista della Lega per Enrico Marcigaglia. Tutti dentro la mischia, tutti in prima fila. Lui no. Lui si è tirato fuori dalle liste e dentro al ragionamento — che è esattamente il contrario di quello che fa la politica di solito.
«Lo conosco da sempre, conosco le sue radici, la sua famiglia, la sua capacità amministrativa e professionale, ma soprattutto ne conosco l’equilibrio».
L’oggetto della frase è Riccardo Masiero, candidato di una coalizione di sintesi che a Gentilin somiglia abbastanza per fargli dire pubblicamente: lo voto, lo sostengo, lo difendo. Masiero è laureato in economia e avrebbe potuto scegliere strade più comode — la grande consulenza, la finanza, una carriera fuori provincia. Ha scelto invece di restare ad Arzignano e di mettere la propria formazione al servizio del distretto, lavorando nel commercio della pelle e aprendo nuovi mercati per un sistema industriale che di nuovi mercati ha bisogno come dell’aria. Non è quindi un conciatore in senso stretto: è qualcosa di più sottile e forse, oggi, di più necessario. È un economista che ha capito che la pelle, ad Arzignano, non è una merce: è una grammatica. E che chi vuole governare la città deve saperla parlare. Da queste parti la storia degli ultimi cinquant’anni si racconta meglio guardando un capannone che leggendo un libro, e uno che dei capannoni conosce i bilanci, le filiere, i clienti esteri, ha già imparato la lezione che ai politici di professione tocca riapprendere ogni mandato: il prodotto deve uscire migliore di come è entrato.
Sulla caduta dell’ultima amministrazione Gentilin non grida, ma neanche tace. La battuta è in punta di fioretto, l’affondo no.
«Se l’amministrazione è caduta, Bevilacqua ha una forte responsabilità: ha pensato più al mantenimento di una situazione di vantaggio, imponendo una persona con poca esperienza e mortificando il ruolo e il lavoro di Masiero. Manovre di potere».
Non fa nomi, Gentilin, e non gli interessa farli. Gli interessa il meccanismo. Una sostituzione di comodo seguita alla promozione regionale di Bevilacqua, una scelta che ha messo davanti la convenienza politica al merito amministrativo. Non è una lista di errori altrui: è una diagnosi politica che è anche una diagnosi morale. Confondere il potere con il servizio è la prima patologia della politica italiana, e non guarisce con il riposo.
«Quello che bisogna ritrovare è lo spirito di servizio, che dovrebbe essere la stella polare di ogni amministratore. Siamo noi al servizio della comunità, non la comunità al nostro servizio. Io ho sempre tenuto questa bussola, e sono sicuro che Masiero, se eletto, farà lo stesso».
È la frase che farebbe sorridere qualunque osservatore navigato, perché la dicono tutti e la pratica nessuno. Ma Gentilin ha la fortuna — o la disgrazia — di averla detta per dieci anni dallo stesso ufficio, e quando uno per dieci anni dice e fa la stessa cosa, alla fine la frase smette di essere uno slogan e diventa una biografia.
Il punto vero, quello su cui Gentilin si accende come un medico davanti a una lastra che racconta troppo, è l’economia. La concia. Il distretto. Quello che ad Arzignano chiamano “il sistema” e che da fuori si fatica a capire fino in fondo: una rete di imprese piccole e grandi, di concerie, di prodotti chimici, di logistica, di subfornitura, che insieme costituiscono uno dei poli mondiali della trasformazione delle pelli. Un ecosistema, più che una filiera. E un ecosistema, oggi, sotto pressione: i dazi, il rallentamento del lusso, la transizione ambientale, i costi energetici, la concorrenza orientale.
«Siamo in una fase di cambiamento e di rischio. Serve una guida della città che conosca le virtù del nostro sistema industriale e che lo sappia accompagnare verso una nuova fase di sviluppo. Che sappia tenere insieme le ragioni dell’economia con quelle dell’ambiente. E anche con quelle del welfare e della sanità, di cui Arzignano è orgogliosa colonna di una lunga storia di eccellenze e sensibilità. Io stesso arrivo da quel mondo, e so cosa rappresenta per la città».
È la frase più gentiliniana di tutte: tre cose tenute insieme — economia, ambiente, sanità — come si tengono insieme tre referti di tre specialisti diversi quando devi capire perché un paziente non respira. Il pneumologo è l’unico medico che lavora sul respiro: quel gesto banale e fondamentale che la città industriale ha sempre dato per scontato e che oggi, nel pieno della transizione ecologica e demografica, comincia a non darsi più per scontato. Forse non è un caso che Gentilin parli di Arzignano come parla dei suoi pazienti: con il rispetto di chi sa che bastano pochi grammi di troppo, qualche grado in più, una distrazione, e tutto il sistema va in apnea.
Sulla scelta della Lega di andare da sola Gentilin non commenta. Lo abbiamo provocato due volte, garbatamente. Niente. Resta sul progetto, sulla città, sul punto. Non perché non abbia un’opinione — ce l’ha eccome, e si capisce — ma perché ha deciso che il modo migliore per servire una comunità, anche da fuori, è non sporcare il dibattito con i regolamenti di conti. Una scelta rara, in un’epoca in cui ogni ex sindaco si sente in dovere di pubblicare sui social la propria versione dei fatti ogni venerdì sera.
«Arzignano ha bisogno di equilibrio, e Masiero ne ha. Lo ha già dimostrato».
Equilibrio. Parola che oggi è quasi imbarazzante da pronunciare, in una stagione politica che ha trasformato la moderazione in vizio e la radicalità in virtù. Ma se la pronuncia uno che ha governato dieci anni una città industriale, una città multietnica, una città che produce e respira insieme, suona meno retorica e più clinica. È la parola che un medico anziano usa quando guarda i parametri di un paziente convalescente: non ancora guarito, non più malato. Una zona grigia che richiede attenzione, non slogan.
Si vota a maggio. La voce di Gentilin è una delle tante che attraverseranno la campagna elettorale arzignanese, ma è anche una delle poche che non chiede nulla per sé. E in politica, di solito, sono proprio quelle che vale la pena di ascoltare fino in fondo.

È la vecchia scuola.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]