di Arrigo Abalti · Giugno 19, 2025
Il sondaggio pubblicato sul Giornale di Vicenza e TVA fotografa una città che premia FdI al 29% e conferma Possamai sindaco per mancanza di alternative. Ma chi ha pagato il conto?
“Non è vero che non ho mai sbagliato. Ho sbagliato a credere che certa gente potesse cambiare”, diceva Totò. E guardando i risultati del sondaggio pubblicato oggi, viene da pensare che i vicentini abbiano imparato la lezione: non si aspettano più che qualcuno cambi, si accontentano di quello che passa il convento.
Fratelli d’Italia al 29,5% è il dato che fa più rumore. Complimenti ai meloniani, che da queste parti sono riusciti nell’impresa di diventare il primo partito della città. Adesso però viene il bello: meritarsi la fiducia degli intervistati che li incoronano come la forza politica più meritevole. Perché una cosa è fare opposizione, un’altra è rendere chiara la visione di una città che ha più problemi di un’auto d’epoca e che spera in un’altra proposta, in un upgrade che viene rinviato ad ogni elezione. La responsabilità è l’altro volto del successo. Più sono i cittadini che ti votano, più forte è il dovere di corrispondere a quel voto, a quella fiducia.
Il dato più curioso è però un altro: Giacomo Possamai che “vince” contro tutti gli ipotetici sfidanti. Ma quali sfidanti? Il sondaggio ha fatto una scelta molto interessante: non ha messo nessun nome del centrodestra nel confronto diretto. Una dimenticanza? Un caso? O forse c’era il timore che candidati credibili del centrodestra potessero mettere in difficoltà il sindaco uscente? Perché quando hai il 29,5% come prima forza politica cittadina, qualche nome da proporre dovresti pure averlo. Ma evidentemente qualcuno ha preferito non correre il rischio di scoprire quanto competitiva potesse essere davvero la sfida elettorale.
Così è un po’ come dire che Bolt correrebbe più veloce di Superman: tecnicamente vero, peccato che Superman non esista. Il nostro sindaco trionfa contro “un candidato del Centrodestra”. Ma veramente? Mettere un nome, qualsiasi nome attendibile di chi oggi è in campo nel Centrodestra pareva brutto? O era troppo pericoloso per chi ha commissionato il sondaggio? Vincere contro Paperino almeno aveva un senso: Paperino esiste, è nel club di Topolino. Qui invece si vince contro un algoritmi.
E già che parliamo di trasparenza, c’è un piccolo dettaglio che qualcuno si è dimenticato di raccontarci: chi diavolo ha pagato questo sondaggio? Perché quando uno ti offre da bere, di solito vuole qualcosa in cambio. E quando qualcuno commissiona un sondaggio elettorale, di solito ha un’agenda. Saperlo non sarebbe male, giusto per capire se stiamo leggendo una fotografia obiettiva o un ritratto su commissione.
Il 50% dei vicentini non si sente sicuro in città. Ecco, questo è il dato che non ammette discussioni filosofiche. Non serve scomodare Heidegger per spiegare l’esistenza del pericolo: se metà della popolazione ha paura, il problema c’è. Punto e basta. E non raccontiamoci che è solo “percezione”: quando la percezione coinvolge una persona su due, diventa realtà politica. Chi governa dovrebbe prenderne atto invece di nascondersi dietro le statistiche o le battute.
Un’altra perla è che questo sondaggio chiede cosa pensano i cittadini della giunta in generale, senza scendere nei dettagli. È un po’ come chiedere se ti piace la musica senza specificare se parliamo di Mozart o dei Righeira. Gli assessori di Vicenza sono così famosi che probabilmente nemmeno loro sanno chi sono. Una giunta fantasma che amministra nell’ombra, mentre il sindaco fa da parafulmine mediatico.
Il risultato è una città che galleggia nell’incertezza. FdI che cresce ma deve dimostrare di saper fare, Possamai che vince contro Paperino, assessori che sono più misteriosi degli X-Files e cittadini che hanno paura di uscire di casa la sera.
Insomma, il sondaggio ci dice che siamo in balia di una politica che funziona per esclusione: si vota non per quello che si vuole, ma per quello che resta. È la democrazia del “meno peggio”, dove vince chi resiste di più alla noia generale.
E come diceva sempre Totò: “Ma mi faccia il piacere!”. Anche se, tutto sommato, forse è meglio così. Almeno Paperino, quando perde le staffe, al massimo fa “Qua qua qua”. Qui invece…



