di Redazione · Novembre 2, 2025
Il governo annuncia la modernizzazione del Servizio Sanitario Nazionale. I documenti ufficiali raccontano un’altra storia: un totale di 149,5 milioni per aggiornare prestazioni che ne valgono quasi 150 miliardi. E dietro i numeri roboanti si nasconde la verità di un sistema che promette tutto e finanzia quasi niente
C’è un documento, una tabella che circola tra gli addetti ai lavori, che vale più di mille comunicati stampa. È il prospetto tecnico dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza approvati dalla Conferenza Stato-Regioni. E se lo si legge con attenzione, riga per riga, voce per voce, emerge un quadro che fa a pugni con la retorica della grande riforma sanitaria.
Cosa sono i LEA: il patto tra Stato e cittadini
I Livelli Essenziali di Assistenza sono, in teoria, il cuore del nostro sistema sanitario universalistico. Rappresentano l’elenco di tutte le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale si impegna a garantire gratuitamente – o dietro pagamento di un ticket – a tutti i cittadini. Sono il patto sociale scritto nero su bianco: lo Stato promette che se ti ammali, queste cure te le diamo.
L’ultimo aggiornamento risaliva al 2017, ben otto anni fa. In quell’occasione erano entrate prestazioni importanti come la procreazione medicalmente assistita, nuovi vaccini, screening oncologici ampliati. Ma da allora la medicina ha fatto passi da gigante: sono arrivate terapie geniche, diagnostica molecolare avanzata, immunoterapie oncologiche. Il divario tra ciò che la scienza può fare e ciò che lo Stato garantisce si è fatto abissale.
I LEA si dividono in tre grandi aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale (visite, esami, riabilitazione), assistenza ospedaliera. All’interno di queste macro-categorie, tutto è codificato: dalle prestazioni ambulatoriali alle esenzioni per patologia, dai farmaci erogabili agli ausili protesici. È un sistema rigido, che dovrebbe essere aggiornato costantemente e invece si muove con la lentezza di un pachiderma burocratico.
L’elenco delle novità: molto fumo, poco arrosto
Ecco cosa entra nei nuovi LEA, diviso per categorie:
SCREENING E DIAGNOSI PRECOCE
• Screening neonatale per la SMA (Atrofia Muscolare Spinale): passa da sperimentale a definitivo, senza costi aggiuntivi
• Screening neonatale esteso: 8 nuove malattie genetiche rare (immunodeficienze combinate gravi SCID, mucopolisaccaridosi tipo I, adrenoleucodistrofia X-ALD, malattia di Pompe, Fabry, Gaucher e altre glicogenosi) – costo: circa 15 milioni
• Programma BRCA per tumori mammario e ovarico ereditari: test genetico BRCA1/BRCA2 per pazienti oncologiche e sorveglianza attiva per familiari sane con mutazione (mammografie, ecografie, risonanze) – costo: 2,57 milioni per oltre 10mila donne/anno
DIAGNOSTICA AVANZATA
• Test prenatale non invasivo (NIPT) su DNA fetale per trisomie 13, 18, 21 – target: 90mila donne/anno
• Elastografia epatica (Fibroscan): alternativa non invasiva alla biopsia epatica
• Test genetico CYP2C9: per ottimizzazione farmacogenomica nelle terapie per sclerosi multipla
• Reintroduzione dosaggio Luteotropina (LH): precedentemente omesso nel 2017
NUOVE ESENZIONI PER PATOLOGIE CRONICHE
• Sindrome fibromialgica limitata alle forme molto severe (FIQR > 82) – costo: 10,79 milioni
• Idrosadenite cronica suppurativa limitata allo stadio III di Hurley – costo: 603mila euro
• Malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-LD) – costo: 325mila euro
• Anoressia nervosa e bulimia – costo: 1,09 milioni
• Asma – costo: 997mila euro
• Colite ulcerosa e malattia di Crohn – costo: 7,64 milioni
• Psicosi – costo: 1,72 milioni
TERAPIE E PRESTAZIONI SPECIALISTICHE
• Terapia psicoeducazionale per disturbi dell’alimentazione: sia individuale che di gruppo (sedute collettive max 20/anno) – costo: 25.210 euro
• Prestazioni specialistiche per controllo gravidanza fisiologica – costo: 5 milioni
• Test per virus citomegalovirus in gravidanza (IgG, IgM, avidità, immunoblotting) – costo: 5 milioni
• Ausili su misura e di serie: classe 06 “Ortesi e protesica” (402mila euro) e classe 22 “Ausili per comunicazione e informazione” (modalità gara pubblica)
AGGIORNAMENTI MALATTIE RARE
• Revisione completa degli elenchi delle malattie rare che danno diritto all’esenzione
• Aggiornamento prestazioni correlate e criteri diagnostici
APPROPRIATEZZA E RAZIONALIZZAZIONE
• Revisione DRG (Diagnosis Related Group) per ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza
• Aggiornamento prestazioni termali
• Eliminazione esami obsoleti
• Nuovi criteri di erogabilità per prestazioni già esistenti
Partiamo dai numeri veri, quelli che nessuno vuole davvero guardare. Il totale delle risorse stanziate per l’aggiornamento dei LEA è di 149.481.413 euro. Centocinquantamilacinquecentodiciannove euro in meno di quanto annunciato nelle dichiarazioni ufficiali. Una discrepanza minima, si dirà. Ma in sanità i decimali contano, perché dietro ogni cifra ci sono vite, prestazioni, aspettative.
E soprattutto, dietro quel totale c’è una ripartizione che svela l’intera filosofia del provvedimento: dare l’impressione di fare molto investendo pochissimo.
Prendiamo il fiore all’occhiello della riforma: lo screening genetico per i tumori BRCA-correlati, quello che dovrebbe portare la medicina di precisione nel cuore del SSN. Costo previsto: 2 milioni e 570mila euro. Sì, avete letto bene. Due milioni e mezzo per identificare le donne a rischio di tumore mammario e ovarico ereditario, seguirle nel tempo, offrire loro mammografie, risonanze, consulenze oncologiche. Per capire l’ordine di grandezza: è meno di quanto costa un singolo reparto di oncologia in un ospedale di medie dimensioni per un anno.
E poi ci sono le tre nuove malattie croniche inserite tra le esenzioni: sindrome fibromialgica, idrosadenite suppurativa, malattia polmonare da micobatteri non tubercolari. Sommate insieme pesano quasi 20 milioni di euro sul bilancio. Sembra molto, finché non si considera che solo la fibromialgia colpisce circa due milioni di italiani, e le forme gravi – quelle che danno diritto all’esenzione – sono decine di migliaia. Fate il conto: quante risorse per paziente?
Ma il vero capolavoro di ingegneria finanziaria sta nelle prestazioni “isorisorse”, quelle a “neutralità finanziaria”. Lo screening neonatale per la SMA? Inserito nei LEA senza un euro aggiuntivo. Come? Semplice: era già in fase di sperimentazione, ora lo si rende strutturale ma con le stesse risorse. È come se un’azienda decidesse di assumere cento dipendenti in più promettendo di pagarli con lo stesso budget di prima. In qualsiasi altro settore si chiamerebbe prestidigitazione contabile. Nella sanità italiana si chiama “appropriatezza organizzativa”.
E ancora: le prestazioni per la gravidanza fisiologica, 5 milioni tondi. I test per il virus citomegalovirus, altri 5 milioni. La terapia psicoeducazionale per i disturbi alimentari, appena 25mila euro. Venticinquemila euro per affrontare un’emergenza – quella dei DCA – che colpisce centinaia di migliaia di giovani in Italia. È più o meno il costo di una sola campagna pubblicitaria sui social network.
Il punto è questo: la tabella che abbiamo davanti non racconta la storia di una riforma coraggiosa. Racconta la storia di un paese che ha imparato l’arte del rationing mascherato, dello stanziamento simbolico, della promessa tecnicamente vera ma sostanzialmente vuota.
Perché quando si dice che i nuovi LEA introducono “ausili su misura” con una cifra che ammonta a 402mila euro “modalità erogazione gara pubblica”, non si sta parlando di una politica sanitaria. Si sta parlando di un gesto, di un riconoscimento di principio che nella realtà dei fatti peserà come un granello di sabbia sulla spiaggia del bisogno reale.
Il gioco delle tre carte del finanziamento
E le Regioni lo sanno bene. Non a caso hanno chiesto almeno trenta giorni in più per “adeguare i sistemi”. Traduzione dal burocratese: dateci il tempo di capire come fare quadrare conti che non quadrano, come garantire prestazioni senza avere le risorse, come trasformare promesse in realtà senza far collassare un sistema già al limite.
La normativa in materia di finanziamento, ci viene detto nel documento, rende disponibili per il 2025 circa 450 milioni di euro complessivi tra varie leggi: 200 milioni dalla Legge 234/2021, altri 200 dalla Legge 213/2023, 50 milioni dalla Legge 207/2024. Sembra una cifra importante. Ma guardiamo i dettagli.
Di questi 450 milioni, 170 milioni sono già stati utilizzati per finanziare l’aggiornamento delle tariffe massime di specialistica ambulatoriale e assistenza protesica del decreto ministeriale del 25 novembre 2024. Sono volati via, evaporati prima ancora che i nuovi LEA vedessero la luce.
Ne restano 280 milioni, teoricamente disponibili per “il fabbisogno sanitario nazionale standard che garantiscono copertura alle previsioni contenute nel DPCM”. Teoricamente. Perché nella pratica quei 280 milioni dovranno coprire non solo i 149,5 milioni dei nuovi LEA, ma anche tutti i buchi di un sistema che ha accumulato debiti, ritardi, inefficienze per decenni.
È il classico gioco delle tre carte: si annunciano grandi disponibilità, ma poi si scopre che i soldi veri sono altrove, già impegnati, già spesi, già promessi ad altri capitoli di bilancio.
Ecco allora il vero significato dei nuovi LEA: non un punto di svolta, ma l’ennesimo compromesso al ribasso. Un’operazione che permette al governo di dire “abbiamo modernizzato la sanità” e alle Regioni di rispondere “non abbiamo i soldi per farlo davvero”. Nel mezzo, come sempre, ci sono i cittadini. Quelli che leggeranno sui giornali delle magnifiche conquiste – screening genetici, nuove esenzioni, medicina di precisione – e poi scopriranno, nel concreto delle loro vite, che le liste d’attesa sono sempre le stesse, i centri specializzati sempre pochi, le risorse sempre insufficienti.
Centocinquanta milioni – anzi, 149,5 milioni per l’esattezza – per aggiornare un sistema che costa 130 miliardi l’anno. È lo 0,11% della spesa sanitaria nazionale. Meno di quello che spendiamo in consulenze e appalti. Meno di quanto costa mantenere l’apparato burocratico che gestisce quei LEA.
Ma almeno, sulla carta, possiamo dire di averli aggiornati. Dopo otto anni. Con l’equivalente economico di una mancia. Benvenuti nella sanità italiana del 2025: dove l’innovazione si misura in millesimi di punto percentuale e le rivoluzioni si fanno a costo zero.




