La lezione della Lombardia ai manichei della sanità

di Buongiorno Vicenza · Novembre 5, 2025

La lezione lombarda e la fine dell’equivoco: pubblico, privato e la vera sussidiarietà che il Veneto non può più rimandare

In Lombardia non hanno inventato nulla di nuovo: hanno semplicemente ricordato a tutti che la sanità, quando funziona, non è né pubblica né privata. È solo sanità.

Con la mozione 388, approvata all’unanimità, il Consiglio Regionale ha chiesto alla Giunta di sostenere il rinnovo del contratto della sanità privata accreditata e di garantire la pari dignità economica e professionale ai suoi 32 mila lavoratori.

Un atto politico e culturale insieme, che mette fine — almeno lì — a un vecchio equivoco: l’idea che il sistema pubblico e quello privato siano mondi contrapposti, quando in realtà si tengono in piedi a vicenda.

In Veneto, invece, si continua a vivere dentro quel dualismo ideologico che piace a chi ama dividere per non decidere.

Il privato accreditato resta utile ma non riconosciuto, indispensabile ma trattato come se fosse un alleato scomodo. Eppure ha le stesse regole della sanità pubblica, solo che quando non funziona il pubblico può revocargli l‘’accreditamento e quindi farli chiudere.

Eppure la sussidiarietà, parola che riempie i convegni e i programmi elettorali, nasce proprio per questo: per dire che lo Stato e i soggetti sociali, insieme, possono fare meglio. Non in concorrenza, ma in alleanza.

La Lombardia, con questo voto, ha tradotto in pratica il principio di sussidiarietà che da anni il Veneto cita senza applicare.

Ha detto che l’interesse pubblico non coincide con la proprietà pubblica, e che il valore del servizio non si misura in sigle giuridiche ma in qualità, efficienza e giustizia retributiva.

Nel Veneto, invece, il modello resta sospeso: budget che tardano, contratti che non si rinnovano, operatori che vivono una doppia cittadinanza — quella formale dell’accreditamento e quella reale della disparità.

Eppure, la rete delle strutture private accreditate sostiene ospedali, smaltisce liste d’attesa, garantisce continuità dove il pubblico da solo non arriva.

La prossima legislatura regionale dovrebbe partire da qui, da questa lezione lombarda: non basta parlare di eccellenza, serve riconoscere chi la costruisce.

Il principio di sussidiarietà non è uno slogan da bilancio sociale, ma un patto tra istituzioni, imprese e cittadini.

La Lombardia l’ha firmato. Il Veneto deve trovare la penna.

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