Il centrosinistra veneto e il tallone d’Achille

di Arrigo Abalti · Aprile 22, 2025

Primarie o non primarie: Variati contro Stefani, un duello generazionale?

Il centrosinistra veneto naviga a vista, alle prese con la sfida delle Regionali 2025. Luca Zaia, non potrà ricandidarsi, lasciando il campo a un centrodestra che, pur orfano del suo “doge”, resta un avversario ostico. Il nome di Achille Variati, 72 anni, ex sottosegretario e veterano della politica vicentina, emerge come una proposta solida. Ma il suo tallone d’Achille è davvero l’età? In un panorama dove le nuove generazioni faticano a trovare una voce, Variati offre esperienza, competenza e una visione affinata da decenni di battaglie politiche. È un limite essere un “Nestore” quando i giovani leader sembrano ancora in cerca di un copione? Giriamo la domanda al PD che ci gira intorno, ma non trova la quadra. E per Variati non è certo l’età il problema. I suoi anni li porta benissimo e, pur avendone allevati molti, non ha espresso eredi del suo livello.

Sul versante opposto, la Lega schiera Alberto Stefani, 32 anni, segretario della Liga Veneta e vicesegretario federale, l’ “enfant prodige” del Carroccio. Deputato dal 2018 ed ex sindaco di Borgoricco, Stefani è un politico in ascesa, relatore del DDL Calderoli sull’autonomia e paladino del federalismo fiscale. Giovane, determinato e radicato nel territorio, rappresenta un contrasto generazionale con Variati, quasi un “nipote” politico, ma con un’energia che potrebbe rianimare l’elettorato leghista, dopo la depressione per il sogno infranto dello Zaia Quater ed i cambi cambi di casacca delle cronache odierne. La sua ascesa è un segnale: la Lega vuole continuità, senza cedere il Veneto a Fratelli d’Italia, che scalpita con nomi come Raffaele Speranzon o Luca De Carlo.

Le primarie, nel centrosinistra, restano un nodo irrisolto. Andrea Martella le archivia con un laconico “non in agenda”, mentre Baldini e Ostanel le invocano come un’ancora di salvezza per evitare l’ennesima débâcle. Nel Pd veneto, però, il tema è un tabù: “Dovremmo già avere un candidato, non discutere di procedure”, sbotta un dirigente del. Poi c’è la fantomatica “società civile”, quella di Antonella Viola, immunologa da talk show, troppo assorbita da ambizioni nazionali per “curare” il Veneto. Snobbata dall’apparato democratico è sfuggita alle direttive interne ed ha consegnato al web il suo ritiro.  Il Movimento 5 Stelle, pur reclamando le primarie, resta nell’ombra: Enrico Cappelletti, abile a citare sondaggi, si oppone alle urne aperte, temendo un insuccesso personale. E nella confusione la tela di Variati si stende su misura, del resto lo si poteva intuire già qualche mese fa quando il suo fedelissimo Jacopo Bulgarini D’Elci è stato incaricato dal PD di seguire la prossima campagna elettorale per le Regionali.

Intanto, Stefani affila le armi. La Lega, forte di 159 sindaci e 1200 amministratori, punta su una campagna “identitaria”, con gazebo in tutto il Veneto per sondare gli elettori. L’obiettivo è chiaro: colmare il vuoto lasciato da Zaia e blindare Palazzo Balbi, senza lasciare spazio agli alleati di Fratelli d’Italia. Stefani lavora sul suo partito e sugli alleati con l’energia del trentenne ma con il passo felpato del veterano, una mossa che potrebbe spiazzare il centrodestra e complicare i piani del centrosinistra.

Ora la sfida del centrosinistra non è solo affrontare Stefani, ma dare agli elettori un motivo per scegliere Variati o chiunque altro. “Non ci serve un nome, ci serve un’idea”, confessava un vecchio dem. Variati, con la sua esperienza, potrebbe incarnare una proposta credibile, ma deve tradurla in un progetto che parli al presente, capace di intercettare le aspirazioni di un Veneto in trasformazione. Stefani, al contrario, scommette su temi radicati – autonomia, territorio, identità – che risuonano nel DNA della regione.

In questo duello generazionale, l’età di Variati non è il vero ostacolo. Il suo tallone d’Achille, come quello del centrosinistra, è saper offrire una visione che superi il peso del passato e accenda l’immaginazione degli elettori. Stefani, pur giovane, gioca d’anticipo, con un’agenda chiara e un partito che, nonostante le incognite, resta una macchina ben oliata. Per il centrosinistra, la sfida è doppia: trovare un’idea che dia slancio alla candidatura di Variati e costruire una coalizione che non si sfaldi al primo ostacolo. Senza questo, il rischio è che Stefani, “nipote” politico di un Veneto che guarda avanti, trasformi il tallone d’Achille avversario in una vittoria schiacciante.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]