di Redazione · Aprile 9, 2026
Il 25 agosto 2026 entra in vigore la riforma che richiede tre giudici dove ce n’è uno. Un fact check su tutti gli otto palazzi di giustizia del distretto
C’è una data cerchiata in rosso nei calendari di tutti i tribunali veneti. È il 25 agosto 2026. Quel giorno entra in vigore la parte più ambiziosa della legge Nordio — la 114 del 2024 — che introduce il GIP collegiale: per decidere sulla custodia cautelare in carcere, non basterà più un singolo giudice. Ne serviranno tre.
La riforma è garantista nelle intenzioni. Più occhi sul materiale probatorio, meno rischi di automatismo decisionale, maggiore tutela per chi rischia di finire in cella prima ancora del processo. Nobile nei princìpi. Matematicamente problematica nei numeri del distretto veneto.
Il legislatore sapeva. Ha differito di due anni l’entrata in vigore — appunto al 2026 — per consentire l’adeguamento degli organici. La stessa legge prevede 250 nuove unità nella magistratura giudicante di primo grado. Il Ministero ha bandito a ottobre 2025 un concorso per 450 posti di magistrato ordinario. Tutto previsto. Tutto sulla carta.
Il problema è che sulla carta, in Italia, ci sono molte cose che nella realtà non esistono ancora. La relazione della Corte d’Appello di Venezia all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 è impietosa: in tutto il Veneto mancano gli 8 magistrati previsti per la pianta organica flessibile — quella che consentirebbe di intervenire con risorse aggiuntive provvisorie per le urgenze. Zero su otto. Nemmeno il cuscinetto di emergenza esiste.
Facciamo il giro.
VENEZIA — Il caso più grave del distretto.
Il Tribunale di Venezia è l’anomalia strutturale di tutto il sistema giudiziario veneto. Alla data del settembre 2024, i procedimenti civili pendenti avevano registrato un aumento del 124,8% rispetto al 2021. La sezione GIP conta 8 giudici su 10 previsti in pianta organica, con 23 PM su 26. La scopertura del personale amministrativo dell’intero tribunale supera il 41% per gli assistenti giudiziari e il 61% per i cancellieri esperti. Il motivo principale dell’ingolfamento è strutturale: il 69% dell’intera sopravvenienza civile è costituito da cause di cittadinanza e immigrazione — materie che il tribunale veneziano gestisce per tutto il Nord-Est. Al 30 settembre 2024 pendevano 19.003 cause di sola cittadinanza, su 26.321 pendenze complessive. Con il GIP collegiale, un tribunale già al limite dovrà trovare tre giudici disponibili, non incompatibili, per ogni richiesta cautelare. Con otto GIP in organico — due dei quali mancanti — i margini sono risibili.
TREVISO — Il territorio di Nordio. I numeri non perdonano.
Treviso è la città dove il ministro Carlo Nordio trascorre i weekend. È anche, con uno strano senso dell’ironia della realtà, uno dei tribunali che soffrirà di più della sua riforma. I GIP in servizio a Treviso sono 4 su 5 previsti in pianta. I PM sono 15 su 17. Un tribunale che serve una delle province industrialmente più produttive d’Italia e che, da agosto, dovrà comporre un collegio di tre per ogni richiesta di custodia cautelare, partendo da quattro giudici totali — di cui uno è presidente della sezione, con funzioni aggiuntive. Il margine per le incompatibilità processuali è praticamente zero. Nel primo semestre 2025 Treviso era l’unico tribunale veneto ad aver recuperato dalla sofferenza penale, dopo essere stato in rosso nel 2023. Con il GIP collegiale, quell’equilibrio rischia di saltare.
PADOVA — In rosso dal 2024.
Il Tribunale di Padova è uno dei tribunali più grandi del Veneto. Ha ridotto la pendenza penale del 44% nel triennio — il risultato migliore del distretto. Ma nel 2024 è entrato in zona rossa sul penale, incapace di definire i procedimenti in ingresso. La pianta organica è carente di quattro giudici. La scopertura degli assistenti giudiziari sfiora il 40%. Nell’ufficio del Processo — il personale assunto con il PNRR e destinato a lasciare entro il 30 giugno 2026 — la scopertura alla fine del 2023 era del 28,6%. La somma di queste criticità, con il collegiale, produce un effetto moltiplicatore: meno giudici disponibili per i collegi, più tempo per ogni decisione cautelare, più arretrato che si accumula.
VERONA — Grandi dimensioni, grandi problemi di cancelleria.
Verona è il tribunale più grande del Veneto per bacino di utenza. Ha ridotto la pendenza penale del 19,7% nel triennio, ma nel 2024 è entrato in sofferenza sul penale, con un numero di procedimenti definiti inferiore alle sopravvenienze. La scopertura dei cancellieri esperti raggiunge il 68% — quasi sette cancellieri su dieci mancanti. Gli assistenti giudiziari mancano per il 27,8%. Il GIP collegiale non richiede solo magistrati: richiede cancellieri per verbalizzare, funzionari per coordinare le udienze collegiali, personale amministrativo per gestire la moltiplicazione degli atti. A Verona, questo personale semplicemente non c’è.
VICENZA — Doppio problema: il collegiale e Bassano.
Il Tribunale di Vicenza ha una criticità che gli altri non hanno: è direttamente colpito dall’apertura del Tribunale di Bassano del Grappa, che drenerà magistrati e personale dal suo organico attraverso le ordinarie procedure di trasferimento previste dal ddl Nordio. La scopertura dei cancellieri esperti è al 77,3% — la più alta tra i tribunali del distretto dopo Belluno — e quella degli assistenti giudiziari al 31,9%. Nel primo semestre 2025 Vicenza era tra i tribunali in sofferenza penale. L’ordine degli avvocati ha fondato un comitato contro il nuovo tribunale di Bassano, denunciando che «la paventata riforma della geografia giudiziaria comporterà una dispersione dell’organico dei magistrati e del personale in servizio a Vicenza». Con il GIP collegiale che arriva ad agosto e il nuovo tribunale che assorbe trasferimenti da Vicenza, la sequenza è preoccupante.
BELLUNO — Il caso più acuto.
Belluno è il simbolo di tutto ciò che non funziona nella distribuzione delle risorse giudiziarie venete. La scopertura complessiva del personale è al 49%, destinata a raggiungere il 60% entro fine 2026. L’Unep — l’Ufficio Notificazioni, Esecuzioni e Protesti — manca del 60% del personale previsto. L’Ufficio del Giudice di Pace ha una scopertura dell’80%. Il documento della Corte d’Appello segnalava che il Giudice di Pace di Belluno aveva, ad un certo punto, un solo dipendente a tempo indeterminato presente. La sezione GIP, per otto mesi nel 2021, ha lavorato con quattro giudici su sei previsti in organico. Belluno, secondo il documento ANM in otto punti, è uno dei tribunali che potrebbero essere chiusi se venisse applicato il criterio dei 30 giudici minimi. Al tempo stesso, il governo apre un nuovo tribunale a Bassano con sette magistrati previsti — meno della metà della soglia minima teorica. Il paradosso è evidente: si chiude dove mancano i giudici, si apre dove non ci sono ancora.
ROVIGO — Efficienza record, risorse ai minimi.
Rovigo è il caso più paradossale del distretto. La Procura ha tre magistrati in servizio su sette previsti: un procuratore e due sostituti, con una scopertura effettiva del 66% e giuridica dell’83%. La pianta organica dei giudici conta 19 posti, con scopertura al 31,58%. La scopertura degli assistenti giudiziari è al 36,8%, quella dei cancellieri esperti al 50%. Eppure Rovigo, in questo contesto, ha ridotto l’arretrato penale del 56% rispetto al 2019 — il risultato più alto di tutto il distretto veneto. Nel settore GIP ha la percentuale più alta del distretto di fascicoli definiti entro sei mesi: l’89%. Con il GIP collegiale, questo equilibrio precario — retto dalla dedizione di pochi magistrati in un organico gravemente deficitario — rischia il collasso. Formare un collegio di tre giudici in un tribunale con organico da undici in totale, tra cui il presidente, i giudici del lavoro e i monocratici, non è un’operazione automatica.
Il quadro d’insieme.
Il distretto di Venezia — al gennaio 2024 — aveva una scopertura di magistrati giudicanti al 18,87%: la terza più grave d’Italia, peggiore della media nazionale del 14,97%, preceduta solo da Cagliari e Bolzano. Nel penale, nel primo semestre 2025, cinque tribunali su sette erano in sofferenza: Belluno, Padova, Rovigo, Venezia e Vicenza. La Corte d’Appello stessa aveva già raggiunto l’obiettivo PNRR sul disposition time penale, ma segnalava l’impossibilità matematica di mantenere il risultato sul civile.
Il Mattino di Padova cita le parole di Gilberto Stigliano Messuti, presidente dell’ANM veneto, che avverte: a Belluno ci sono 12 giudici e 6 PM, a Rovigo 19 giudici e 7 PM. I numeri sono corretti e confermati. Ma la fotografia è più ampia: non è solo Belluno e Rovigo a non avere abbastanza GIP per formare i collegi. È quasi tutto il Veneto.
La riforma è garantista nelle intenzioni. È anche, nei numeri del distretto più industriale d’Italia, una promessa che il sistema non ha le risorse per mantenere.
Kafka scriveva che «c’è speranza infinita, ma non per noi». In Veneto, dal 25 agosto, la speranza ha un problema più concreto: non ci sono abbastanza giudici per formare il collegio.




