di Arrigo Abalti · Aprile 25, 2026
Vicenza declassata come tribunale disagiato
Erwin Schrödinger era un fisico austriaco con un problema. Viveva nel Novecento, si occupava di meccanica quantistica — quella cosa strana per cui le particelle subatomiche non si decidono mai: sono qui e lì, accese e spente, vive e morte, finché qualcuno non le guarda. Lui questo non la sopportava. Così inventò un esperimento mentale per dimostrarne l’assurdità: un gatto chiuso in una scatola, una fiala di veleno, un meccanismo quantistico. Se la particella decade, il veleno si libera e il gatto muore. Se non decade, il gatto vive. Ma siccome la particella — secondo la teoria — è in entrambi gli stati finché non la osservi, anche il gatto è, contemporaneamente, vivo e morto. Schrödinger voleva dire: vedete? È ridicolo. Portate certe idee alle estreme conseguenze e ottenete un assurdo.
Non immaginava che, settant’anni dopo, avrebbe descritto perfettamente la giustizia a Vicenza. E non immaginava nemmeno di aver scelto, per il suo esperimento, proprio l’animale simbolo della città. Perché i vicentini sono i magnagati — mangiagatti, li chiamavano i veneziani, con il disprezzo che si riserva ai vicini di casa quando vanno meglio di te. I vicentini l’epiteto lo hanno rivendicato con orgoglio, e il gatto è diventato parte dell’identità cittadina. Schrödinger, dunque, ha messo in una scatola l’animale dei vicentini e ne ha fatto un simbolo di ambiguità irrisolvibile. Non poteva immaginare quanto avrebbe avuto ragione.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, nel suo bando di aprile, ha appena dichiarato il Tribunale di Vicenza “sede disagiata” per il 2026. Tre sedie vuote in un palazzo che già scricchiola: cancellieri esperti mancanti al 77 per cento, assistenti giudiziari al 32. Vicenza è l’unico tribunale di tutto il Veneto a finire in questa lista. In tutta Italia ce ne sono dieci, da Foggia a Bergamo, da Caltanissetta a Taranto. Il Nord-Est più produttivo d’Europa porta a casa il bollino rosso dell’emergenza toghe. Complimenti.
Ora apriamo la scatola.
Alessandro Moscatelli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza, sceglie le parole con precisione — e sa che le parole, nei tribunali, contano. «La recente decisione del CSM di inserire il Tribunale di Vicenza tra le sedi disagiate evidenzia una situazione da tempo segnalata», dice. E aggiunge, con onestà, che la designazione porterà tre nuovi magistrati: un risultato positivo, non lo si può negare. Ma — ed è un “ma” che pesa — il problema vero non è solo quello. «Le criticità non riguardano esclusivamente il personale togato», avverte Moscatelli. «Esse coinvolgono soprattutto il personale amministrativo, e tali difficoltà organizzative incidono direttamente sull’efficienza complessiva del servizio, in particolare sui suoi tempi.» Traduzione: puoi mettere tre giudici nuovi, ma se mancano i cancellieri, mancano gli assistenti, manca la macchina che fa funzionare il palazzo, quei tre giudici girano a vuoto come motori senza trasmissione.
I numeri gli danno ragione. Cancellieri esperti mancanti al 77 per cento. Assistenti giudiziari al 32. Sono le fondamenta, non le decorazioni. Sono quelli che aprono i fascicoli, fissano le udienze, notificano gli atti, tengono in piedi la burocrazia quotidiana senza la quale nessuna sentenza arriva mai in fondo.
Mentre il Csm certifica che a Vicenza i giudici non ci sono, il governo lavora per aprire un nuovo tribunale a Bassano del Grappa. Sette magistrati previsti, venticinque unità amministrative, inaugurazione in pompa magna da qualche parte nel futuro. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari — che è di Padova, ma evidentemente ha a cuore anche il Bassanese — assicura che non si toglierà niente a nessuno. Il testo del suo stesso disegno di legge dice che i magistrati arriveranno “mediante le ordinarie procedure di trasferimento”. Cioè: da altri tribunali. Cioè: da Vicenza, tra gli altri. Cioè: da quella sede che il Csm ha appena dichiarato disagiata perché i magistrati non li ha.
Il gatto è vivo a Bassano e morto a Vicenza. Contemporaneamente. Esattamente come nella scatola. E a Vicenza, si sa, il gatto è di casa.
Sessanta sindaci della provincia hanno scritto a Nordio per dirgli che il nuovo tribunale è inutile. Gli Ordini degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso sono contrari. Il presidente della Corte d’Appello di Venezia è contrario. L’Associazione Nazionale Magistrati parla di “spreco di risorse per logiche di consenso clientelari”. Il presidente del Tribunale di Vicenza fino a dicembre 2025, Luigi Perina, ha ripetuto per mesi la stessa cosa: non servono nuovi mattoni, servono persone. Ma la politica ha i suoi ritmi, le sue logiche, i suoi nastri da tagliare.
Va dato però al CSM quel che è del CSM. Il vicepresidente è Fabio Pinelli, padovano come Ostellari ma di ben altro standing, avvocato penalista che conosce il Nordest e i suoi tribunali da dentro. E il CSM, con la mossa di aprile, ha giocato di biliardo con la precisione di chi sa dove vuole mandare la palla. La carambola è questa: dichiari Vicenza sede disagiata, ottieni il diritto di mandarci magistrati in deroga alle procedure ordinarie, risolvi il deficit di organico. Il movente non è solo l’equità geografica. È il PNRR. Entro il 30 giugno 2026 l’Italia deve aver ridotto del 90 per cento i procedimenti civili pendenti: è un obiettivo europeo, vincolante, monitorato. Non arrivarci significherebbe bloccare le rate successive del Piano — miliardi di euro che restano a Bruxelles invece di arrivare a Roma. Il CSM ha visto il problema, ha trovato lo strumento, ha eseguito. La designazione delle sedi disagiate è stata concepita esplicitamente come leva per centrare quegli obiettivi. Merito riconosciuto.
Il problema è che la carambola risolve metà tavolo. L’altra metà — il personale amministrativo — dipende dal governo, dal ministero, dalla Ragioneria dello Stato, da quella catena di decisioni politiche che si muove con i tempi della burocrazia romana. E lì il ministro Nordio non ha ancora trovato la via. Così Vicenza si ritrova in una condizione paradossale: avrà presto i magistrati che mancavano, ma continuerà a non avere chi quei magistrati li mette in condizione di lavorare. È come restaurare il motore di un’auto e lasciare le ruote sgonfie. Va, sì. Ma non arriva lontano.
Il referendum confermativo sulla giustizia si è tenuto il mese scorso. La politica nazionale ha discusso di grandi sistemi, di architetture costituzionali, di come riformare la magistratura dall’alto. Intanto, in basso, a Vicenza, si cerca un cancelliere come si cerca un idraulico d’estate: con la speranza che qualcuno sia disponibile e che non costi troppo.
Schrödinger, almeno, alla fine la scatola la apriva. Noi stiamo ancora aspettando che qualcuno si decida a guardarci dentro.



