di Arrigo Abalti · Dicembre 27, 2023
Il Natale è passato e un primo bilancio sulla prova che ha dato la politica nel primo anno di governo Meloni non ci ha impressionato. La solita polarizzazione attorno al Natale.
Come l’anno scorso e come, temiamo, il prossimo.
In realtà le divisioni sul Natale tra Destra e Sinistra, di politico hanno molto poco. E’ più una noiosissima contesa fra tifoserie che parlano per slogan e luoghi comuni dell’una o dell’altra parte.
La Destra ha anticipato con la litania sulla Ue intenta a “rubarci il Natale”, nel senso di divieto di festeggiarlo, di mangiare il Panettone, nell’obbligo di consumo di cavallette o carne sintetica. Tutte parti di una realtà allucinata, che però ha il pregio di parlare a target che dovrebbero assicurare un po’ di voti alle seconde file dei partiti e di lettori ad alcuni quotidiani.
Nei giorni strettamente natalizi, poi, comincia, da parte “conservatrice”, la denuncia del “presepe negato”, con la novità quest’anno di una legge ad hoc per imporlo a colpi di sanzioni, e poi i tremendi post o video sui social di ministri e segretari di partito: che, ad esempio, definendo Giuseppe “padre” di Gesù, dimostrano di possedere scarse conoscenze di base non diciamo di teologia, ma pure di catechismo. Se poi certe insegnanti si mettono in testa di fare confusione anziché, appunto, insegnare – come poi è successo non molto lontano da qui – la polemica è servita.
Più che cristiani, come affermano di essere, sono ultras : il messaggio cristiano come ideologia concretizzata in “tradizioni”, spesso di recente conio, da brandire sulla testa degli altri, gli islamici, i globalisti, gli Lgbt, la sinistra…
E arriviamo alla Sinistra.
Una sua parte cade perfettamente nel tranello e risponde assumendo quella maschera che la destra le cala sulla testa: ecco l’idea del cristianesimo non come elemento di fede o complessa architettura teologico-filosofica, ma come semplice morale del vogliamoci bene e dell’apertura all’altro, quando non addirittura sociologia del migrante.
Fino al tentativo di trasformare i simboli della religione cristiana in testimonial di battaglie, tutte sacrosante e legittime, ma che con il Vangelo nulla hanno a che vedere.
Si può essere a favore del matrimonio lgbt e della gestazione per altri, senza diffondere post in cui si vede la Natività con due Vergini o con due Giuseppe, s’intende LGBT. – e bene ha fatto l’ex candidata di “Più Europa”, Anita Likmeta, a sbattere la porta polemicamente di fronte a quel post. Che, oltre ad essere blasfemo, è di cattivo gusto e maldestro, perché finisce, più che per convincere chi non è a favore di quelle idee, solo per fidelizzare i propri follower. Che è, esattamente, la medesima, speculare, operazione degli ultras conservatori con la loro strumentalizzazione della Sacra Famiglia.
Fidelizzare. E arriviamo allora al punto.
Tutto quello che abbiamo visto anche in questo Natale non è un segnale di forza della politica, ma del suo inevitabile declino, della sua trasformazione in comunicazione pubblicitaria come si dovesse vendere un prodotto, e dei suoi protagonisti in maldestri influencer.
Negli anni Settanta, quando lo scontro tra comunismo e cattolicesimo era autentico, a nessun comunista sarebbe venuto in mente di strumentalizzare il Natale – gli unici che scimmiottavano la chiesa erano i maoisti di Servire il popolo, non a caso poi passati in Comunione e liberazione. Per il Pci, per il Psi ma anche per i radicali di Marco Pannella, la chiesa e le credenza religiose dovevano essere rispettate, mai buttate nell’agone della politica.
Quando la politica non aveva ancora abdicato alle leggi del marketing, era consapevole del suo perimetro: e parliamo, nel caso del Pci, di un partito con alle spalle una ideologia totalitaria, non certo quella della cancel culture o del politically correct, tanto confuse quanto evanescenti così di moda a sinistra.
D’altro canto, mai a Mariano Rumor o Aldo Moro sarebbe mai venuto in mente di augurare un “Natale di orgoglio” e di riprendere una sorta di grottesco Gott mit uns affermando di essere in politica per “difendere Dio”. Ma, da quando la politica si è trasformata in attività di comunicazione, la cultura politica in brand e i suoi esponenti in influencer, non esiste settore che sfugga al manicheismo “nostri clienti vs clienti dell’altro prodotto”. Devo cercare di vendere il panettone Meloni o Salvini facendo vedere quanto sceglierlo renda l’illusione non di mangiare meglio, ma addirittura di sentirsi più buoni.
A loro volta, gli ultra laicisti sembrano i tristi e spenti epigoni dei giacobini della Rivoluzione francese, che distruggevano le chiese ma edificavano sulle sue macerie dei culti “laici”, che in realtà emulavano male quelli cattolici, con la Dea Ragione al posto del Dio cristiano.
In mezzo, allora come oggi, i poveri, minoritari, moderati, costretti ad assistere rassegnati a questa farsa.



