Il paziente sovietico

di Arrigo Abalti · Dicembre 28, 2025

Andrea Crisanti vuole abolire il privato nella sanità 

C’era una volta un professore che sapeva tutto dei virus. Li studiava, li inseguiva, li capiva. Poi un giorno decise di occuparsi di economia sanitaria. E lì le cose si complicarono. É un po’ questa la sintesi che sta a monte dell’ultima trovata di Andrea Crisanti, ora parlamentare del PD.

Su X ha scritto che bisogna nazionalizzare la sanità privata. Così, con la stessa sicurezza con cui un virologo identifica una variante del Covid. Il privato convenzionato sarebbe un parassita che succhia soldi pubblici senza dare nulla in cambio. La soluzione? Espropriare. Statalizzare. Pianificare.

Peccato che il privato accreditato lavori con le stesse regole del pubblico. Stesse tariffe, stessi obblighi, stessi controlli. Solo che lo fa meglio. E questo, evidentemente, è un problema. Perché se qualcuno riesce a erogare le stesse prestazioni costando meno, il problema non è il privato. È il pubblico che non riesce a farlo.

Ma ammettere questo richiederebbe coraggio. Molto più semplice nazionalizzare. Come facevano in Unione Sovietica, dove la sanità era tutta statale e gratuita. Peccato che per operarti dovessi portarti le garze da casa.

Il professore dice che i privati scelgono solo gli interventi redditizi. Vero. Ma chi ha scritto quelle convenzioni? Chi le rinnova automaticamente ogni anno? La politica. Quella stessa politica che lui ora rappresenta al Senato e che adesso vorrebbe espropriare il risultato del proprio fallimento. È come se un amministratore di condominio che ha lasciato marcire il palazzo proponesse di espropriare gli appartamenti ai proprietari.

Nazionalizzare è la soluzione dei pigri. Di chi non ha voglia di riformare il pubblico e preferisce eliminare il privato. Di chi crede che basti un decreto per trasformare l’inefficienza in eccellenza. Di chi pensa che settant’anni di storia non abbiano insegnato nulla.

L’Unione Sovietica pianificava tutto. Anche la salute. È finita che pianificava anche le code davanti agli ospedali vuoti.

Forse il professore, tra un post e l’altro, potrebbe studiare un po’ di storia.

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