La diffida di ANAAO alle Ulss

di Arrigo Abalti · Dicembre 21, 2025

Il Libro bianco sui medici ospedalieri in Italia racconta anche un Veneto senza isole felici né collassi improvvisi: ULSS sotto stress, differenze territoriali evidenti, Vicenza regge meglio di altri. Ora la politica è chiamata a scegliere tra normalità amministrativa ed eroismo permanente

 

La sanità pubblica non sta crollando. Ed è proprio questo il problema. Perché continua a funzionare solo grazie a una continua forzatura delle regole, a una dilatazione silenziosa del lavoro, a una disponibilità che da eccezione è diventata metodo. Il Libro bianco sui medici ospedalieri italiani non racconta un sistema in emergenza, ma un sistema che vive stabilmente fuori norma. E anche il Veneto non fa eccezione. L’ANAAO è il principale sindacato dei medici ospedalieri del Servizio sanitario nazionale. Rappresenta chi lavora nei reparti, nei pronto soccorso, nelle terapie intensive. Non i manager, non i direttori generali, ma chi garantisce ogni giorno le cure. Quando l’ANAAO pubblica un Libro bianco, non sta facendo propaganda: sta mettendo nero su bianco come funzionano davvero gli ospedali, confrontando le regole con la realtà.

Il metodo è semplice e per questo disarmante. Esiste un contratto nazionale che stabilisce orari di lavoro, riposi minimi, limiti alle guardie e alle reperibilità, criteri per gli incarichi, obblighi sulla sicurezza. Il Libro bianco verifica se queste norme vengono rispettate dalle Aziende sanitarie. In Veneto, la risposta è tutt’altro che rassicurante: le violazioni non sono l’eccezione, ma parte del funzionamento ordinario.

Il primo dato è politico prima ancora che tecnico: tutte le ULSS venete sono state oggetto di diffida. Diffida significa che un’azienda viene formalmente richiamata per inadempienze contrattuali o per carenze nella tutela dei lavoratori. Non è un atto simbolico. È la certificazione che qualcosa non torna. Nella maggior parte dei casi, la contrattazione integrativa – lo strumento che dovrebbe adattare le regole nazionali alla realtà locale – risulta avviata ma non conclusa. Una zona grigia che diventa sistema.

Entrando nel dettaglio, emergono le differenze. Le realtà più grandi e complesse – l’area veneziana, quella veronese, l’Azienda ospedaliera di Padova – concentrano il maggior numero di indicatori negativi. Qui i limiti su guardie e pronte disponibilità vengono superati più spesso, non per disordine, ma per pressione strutturale: troppi pazienti, troppo poco personale, una domanda che cresce più dell’organizzazione.

In questo quadro, le ULSS della provincia di Vicenza occupano una posizione intermedia. L’ULSS Berica presenta criticità reali – diffide, contrattazione non completamente chiusa, tensioni sui turni – ma non è tra le aziende più in difficoltà del Veneto. Su diversi indicatori, dalla gestione delle guardie all’assegnazione degli incarichi professionali, i dati risultano migliori rispetto ad altre aree regionali. Non un’eccellenza, ma un sistema che tutto sommato tiene.

Ed è proprio questo il punto. Il Libro bianco non descrive un crollo imminente, ma una usura progressiva. La sanità veneta continua a funzionare perché il lavoro medico è diventato flessibile oltre misura. Riposi rinviati, carichi aumentati, responsabilità crescenti compensate con senso del dovere. Ma un sistema che si regge sull’eccezione permanente non è sostenibile.

Il dato più uniforme riguarda infatti la sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori. In quasi tutte le aziende le misure esistono, ma sono giudicate “non del tutto adeguate”. Tradotto: burnout e stress lavoro-correlato sono riconosciuti, ma non governati. Il rischio clinico aumenta, per chi cura e per chi viene curato.

Qui la questione diventa inevitabilmente politica. Per il nuovo presidente della Regione, Alberto Stefani, la sanità è il terreno dove si misura la distanza tra racconto e realtà. Difendere il modello Veneto senza affrontarne le crepe significa affidarsi alla tenuta individuale, non alla solidità del sistema.

E poi c’è l’assessorato alla Sanità. Gino Gerosa arriva con un profilo di altissimo livello. Ma il compito che lo attende non è clinico. È politico-amministrativo: riportare normalità dove da anni si invoca l’eroismo. Applicare i contratti, governare i carichi di lavoro, ridurre la dipendenza dalle deroghe.

Il Libro bianco dell’ANAAO dice una cosa semplice, che spesso la politica non riesce ad accettare: i sistemi pubblici non crollano quando falliscono, ma quando continuano a funzionare consumandosi. Come ha scritto Zygmunt Bauman, «il vero scandalo non è ciò che crolla, ma ciò che continua a funzionare consumandosi». Un sistema pubblico può reggere a lungo anche così. Può piegarsi, adattarsi, tirare avanti. Ma ogni piega resta. E prima o poi diventa una frattura.

Il Libro bianco non annuncia un collasso: segnala un consumo. Tocca ora alla politica decidere se continuare a vivere di resistenza individuale o ricostruire una normalità istituzionale. Perché quando una sanità ha bisogno di eroi, è già un sistema che ha smesso di funzionare.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]