Il sondaggio che imbarazza le Regioni: Lanza stay tuned

di Arrigo Abalti · Aprile 27, 2025

Nel sondaggio Euromedia Research sulle liste d’attesa gli elettori di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia danno ragione al Governo e torto alle Regioni

 

Ecco l’ultima delle contraddizioni venete, l’ultima delle parabole di una classe dirigente che naviga ormai a vista, senza bussola, nel mare sempre più tempestoso del consenso. E no, non è solo questione di numeri – quelli, impietosi, dell’indagine Euromedia sulle liste d’attesa – ma di quello che raccontano quei numeri: una frattura profonda, quasi antropologica, tra i vertici e la base.

Prendiamo l’assessore vicentina Manuela Lanzarin, espressione di quella Lega territoriale che ha fatto dell’autonomia la propria religione laica. Una religione che oggi si trasforma in dogma, anche quando il buon senso suggerirebbe altro. I numeri sono impietosi: il 76,6% degli elettori leghisti – avete letto bene, proprio quelli del Carroccio – approva l’introduzione di poteri sostitutivi del Governo quando le Regioni si mostrano inadempienti nella riduzione delle liste d’attesa.

Tradotto dal politichese: tre elettori su quattro del partito di Salvini chiedono a Roma di intervenire quando le regioni – compreso il Veneto – non sono in grado di garantire un diritto fondamentale come quello alla salute. Un paradosso che racconta più di mille analisi la distanza siderale tra il Palazzo e la vita reale.

Mentre Lanzarin e i suoi omologhi  si trincerano dietro le barricate dell’autonomia, quasi fosse un fine e non un mezzo, i loro stessi elettori mandano un messaggio diametralmente opposto: la salute viene prima delle bandiere ideologiche. Prima della stessa autonomia, se questa diventa un simulacro vuoto che non garantisce risposte concrete.

Il silenzio eloquente dell’assessore vicentina su questo cortocircuito è più di una semplice tattica dilatoria: è la confessione implicita di chi non sa più come ricucire lo strappo con il proprio elettorato. Di chi continua a combattere battaglie di retroguardia mentre il mondo – e i propri elettori – corrono in direzione opposta.

E il dato ancora più inquietante è quel 50,2% di italiani convinti che questo tira e molla tra Roma e regioni porterà solo a un ulteriore peggioramento delle liste d’attesa. La metà del Paese ha perso fiducia nella capacità delle istituzioni – centrali e locali – di risolvere un problema concreto. Non è antipolitica: è la fotografia di una classe dirigente che ha smarrito la bussola.

Lanzarin e i suoi colleghi regionalisti dovrebbero riflettere su un dato: se persino la loro base elettorale invoca l’intervento di Roma, significa che qualcosa si è definitivamente rotto nel racconto dell’autonomia come panacea di tutti i mali. La verità è che ai cittadini – anche a quelli leghisti – non interessa chi risolve il problema, ma che il problema venga risolto. Insomma è uno stay tuned dall’elettore leghista ai suoi rappresentanti che dovrebbe far riflettere.

È questa la lezione più amara per chi, come l’assessore vicentina, si trova a navigare tra la Scilla dell’ortodossia di partito e la Cariddi di un elettorato sempre più disincantato. Una navigazione che assomiglia sempre più a quella dei titoli di coda di una stagione politica che ha esaurito la propria spinta propulsiva.

L’alternativa? Sarebbe semplice: ascoltare i propri elettori, riconoscere che a volte l’efficienza vale più dell’autonomia, e che l’autonomia stessa non è un totem ma uno strumento al servizio dei cittadini. Ma questo richiederebbe un’umiltà che sembra ormai merce rara nei palazzi del potere, a Roma come a Venezia. E così, mentre gli assessori combattono le loro battaglie di principio, gli elettori leghisti applaudono all’intervento di Roma. Un cortocircuito che sa di crepuscolo.

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