di Arrigo Abalti · Aprile 27, 2025
L’EFFETTO FARFALLA DELLE BOMBE DEL ’44: DA MONTEBELLO A VICENZA, QUANDO IL PASSATO INTERROMPE IL FUTURO
È una guerra nel dopoguerra. Una guerra di nervi, di attese, di evacuazioni. Montebello è ormai un set cinematografico di “The Hurt Locker” all’amatriciana, con artificieri che vanno e vengono come commessi viaggiatori dell’esplosivo.
Cinque bombe. Cinque, non una. Tutte risalenti ai bombardamenti alleati sulla linea ferroviaria durante la Seconda guerra mondiale. Un cimitero di ordigni che ora torna a galla, risvegliato dalle ruspe dell’Alta Velocità, in una nemesi storica dove il progresso viene bloccato proprio dai frutti avvelenati di un altro “progresso” – quello bellico – di ottant’anni fa.
Il sindaco Dino Magnabosco ormai non sa più se ridere o piangere. Ad ogni bomba corrisponde una liturgia kafkiana: coordinamenti con la Prefettura, artificieri della Folgore che arrivano come i cavalieri dell’Apocalisse, famiglie evacuate, anziani spostati, treni fermi, autostrade chiuse. E la solita processione verso la cava di Alonte, diventata ormai la cattedrale del “boom”.
Soldi, tempo, pazienza. Tutto che va in fumo perché ottant’anni fa qualcuno decise che bombardare i binari del Veneto fosse una buona idea strategica. E mentre scriviamo, chissà quanti altri ordigni dormono sotto terra, pronti a dire “sorpresa!” alla prossima palata di escavatore.
La geometrica potenza del paradosso è che più ci si avvicina a Vicenza, più il terreno sarà disseminato di questi souvenir bellici. Lo sa bene il sindaco Possamai che ieri ha lanciato l’allarme: “Houston, abbiamo un problema”.
Ma ecco che il pragmatismo veneto, quello che ha ricostruito dopo l’alluvione e dopo il Covid, viene fuori. Magnabosco ha un’idea: coinvolgere direttamente Salvini, ministro delle Infrastrutture, per un tavolo con Iricav. La proposta è di quelle che fanno pensare “ma perché non ci abbiamo pensato prima?”: invece di questa estenuante giostra dello stop-and-go, perché non bonificare sistematicamente tutto il tracciato da Montebello a Vicenza e poi far ripartire i lavori?
Una soluzione tanto semplice quanto geniale. Ma soprattutto umana. Perché dietro ogni evacuazione ci sono anziani spaesati, famiglie con bambini, persone che devono riorganizzare la loro vita per qualche ora o giorno.
E magari, già che ci siamo, far pagare a Iricav il disturbo arrecato. Perché il buon senso è gratis, ma il disagio no.
Questa è l’Italia migliore: quella dei sindaci pragmatici che cercano soluzioni invece di nascondersi dietro procedure e protocolli. Quella che non si limita a dire “è così che si fa”, ma si chiede “come si potrebbe fare meglio?”.
E mentre aspettiamo che qualcuno a Roma si accorga che esiste un problema chiamato Montebello, le bombe continuano a emergere dal sottosuolo. Come fantasmi di una guerra che, evidentemente, non è ancora del tutto finita.



