Il telefonino sul volante

di Arrigo Abalti · Marzo 25, 2026

Il paternalismo che viaggia con SVT nelle parole del Presidente

 

Esiste un genere letterario minore, tipico delle commissioni consiliari, che potremmo chiamare la difesa dell’ovvio per mezzo del commovente. Funziona così: qualcuno fa una cosa sbagliata, qualcun altro è chiamato a rispondere, e invece di rispondere dice una cosa vera ma irrilevante nel contesto. Marco Sandonà, presidente di Svt, ha eseguito la figura con mestiere consumato: «Sono persone anche loro».

Sì. Certo. Anche chi guida ubriaco è una persona. Anche chi passa col rosso. Anche chi timbra il cartellino e poi va a fare la spesa. La categoria antropologica dell’essere umano è straordinariamente capiente. Non risolve però il problema del bus che non arriva.

Facciamo un passo indietro. O meglio: facciamo il passo che la commissione Territorio non ha fatto. Un autista di trasporto pubblico usa il telefono mentre guida. Non è una distrazione, è un reato. Non è una debolezza umana, è una violazione del codice della strada su un mezzo che trasporta passeggeri. Tra questi passeggeri ci sono studenti, anziani, persone che non hanno l’automobile e dipendono da quel bus come altri dipendono dall’acqua corrente. Quando il presidente dell’azienda che gestisce quel servizio dice «sanno che non devono farlo» con il tono di chi commenta una marachella, non sta difendendo i suoi dipendenti. Sta insultando i suoi utenti.

La commissione ha ascoltato, ha discusso, ha espresso perplessità. Il consigliere di maggioranza Raffaele Colombara non era presente — aveva chiesto documenti e non glieli avevano mandati, cosa che in effetti è irritante, ma che in una città normale si risolve protestando dentro la riunione, non prima di entrarci. Angelo Tonello ha invocato gli investimenti mancanti di Stato e Regione, che è come invocare la pioggia in agosto: giusto, inutile, consolatorio. Il direttore Franco Viola ha ricordato i miglioramenti dal lunedì al venerdì. La provincia aveva già scritto alle scuole suggerendo di chiudere il sabato per alleggerire il servizio.

Notare: non hanno potenziato il servizio. Hanno suggerito di chiudere le scuole.

È una soluzione. Come tagliare i piedi per non comprare le scarpe.

Il trasporto pubblico locale nel Nordest è una questione seria che viene trattata come una questione folkloristica. Ogni episodio diventa un caso, ogni caso diventa una polemica, ogni polemica finisce in commissione, ogni commissione produce perplessità bipartisan e qualche assenza giustificata. Poi si ricomincia. Gli utenti nel frattempo aspettano il bus. Alcuni di loro, quelli più pazienti, aspettano anche la fermata giusta. Altri scendono prima perché l’autista era distratto.

Ma sono persone anche loro. L’ha detto il presidente.

C’è una sola cosa seria che emerge da tutta questa vicenda, ed è nascosta in una mezza riga dell’articolo: «i turni a cinque giorni hanno migliorato notevolmente il servizio». Dunque si può fare. Dunque quando si cambia qualcosa, il servizio migliora. Dunque il problema non è solo strutturale — mancanza di fondi, mancanza di autisti, mancanza di investimenti — ma anche gestionale. E la gestione ha un nome, un cognome, e un presidente che va in commissione a spiegare che i suoi dipendenti sono esseri umani.

Nessuno lo metteva in dubbio. Il problema è un altro.

Il problema è che quell’essere umano aveva il telefono in mano mentre guidava il tuo bus.​​​​​​​​​​​​​​​​

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