di Arrigo Abalti · Giugno 23, 2025
Un territorio che cambia volto tra assistenza e solitudine
Nelle pieghe del Rapporto 2024 sul lavoro domestico in Veneto si nasconde una piccola rivoluzione demografica che nessuno vuole vedere: le badanti hanno superato le colf. Non è solo un sorpasso numerico – 56,4% contro 43,6% – è il termometro di una trasformazione sociale che sta ridisegnando il volto della nostra regione.
Sessantatremila lavoratori domestici regolari nel 2023, in calo del 9,4% rispetto all’anno precedente. Ma dietro questi numeri si nasconde una storia più complessa: quella di un Veneto che invecchia e che delega sempre più spesso l’assistenza ai propri anziani a mani straniere, prevalentemente femminili (92,3%), con un’età media di 52 anni. Donne che si prendono cura di altri, lontane dalle proprie famiglie.
Il dato più inquietante arriva dalle previsioni demografiche: entro il 2050 gli anziani aumenteranno del 77%, rappresentando il 14,1% della popolazione totale veneta. Dall’altra parte, i bambini da 0 a 14 anni diminuiranno dell’8,8%, fermandosi all’11,6%. È l’immagine di una società che si ribalta: più nonni che nipoti, più badanti che colf.
E Vicenza? La provincia berica, pur non emergendo tra le prime per numeri assoluti – primato che spetta a Padova e Verona – si trova al centro di questa transizione. Con una popolazione che invecchia rapidamente e un tessuto sociale ancora legato ai valori tradizionali della famiglia allargata, Vicenza rischia di trovarsi impreparata di fronte a questo tsunami demografico.
Le famiglie vicentine, come quelle di tutto il Veneto, hanno speso nel 2023 la loro parte dei 611 milioni di euro totali per retribuire i lavoratori domestici. Ma non è solo una questione economica: è una questione di civiltà. Quando una società delega massicciamente la cura dei propri anziani, quando il 51,3% di chi si occupa delle nostre case viene dall’Europa dell’Est, quando più di un lavoratore su tre opera in convivenza – spesso in situazioni di isolamento affettivo – dovremmo interrogarci su che tipo di comunità stiamo costruendo.
La Regione Veneto ha iniziato a muoversi con l’impegnativa di cura domiciliare e i contributi per i metodi riabilitativi specializzati. Ma sono gocce nell’oceano. Serve una strategia strutturale che parta dai territori, dalle province come Vicenza, per anticipare quello che ci aspetta.
Perché il dato più preoccupante non è che le badanti abbiano superato le colf. È che tra trent’anni, se non cambiamo rotta, rischiamo di avere una regione di anziani assistiti da stranieri, in una solitudine mascherata dall’efficienza dei servizi a pagamento.



