Il Veneto tra Sanità, Lavoro e Sicurezza – Lo specchio di un territorio in evoluzione

di Arrigo Abalti · Dicembre 28, 2024

Il recente sondaggio della UIL Veneto, che ha coinvolto quasi 17.000 cittadini, restituisce un’immagine nitida delle preoccupazioni che attraversano la regione, per uanto ci riguarda,  la provincia di Vicenza. La fotografia emersa è eloquente: la Sanità si posiziona come priorità assoluta per i vicentini, seguita dal Lavoro e dalla Sicurezza. Ma cosa qual è il messaggio del cittadino al decisore che fa capolino dietro questi dati?

Che la Sanità sia in cima alle priorità dei vicentini non sorprende. Le liste d’attesa non ancora risolte, la carenza di personale medico e paramedico, e l’invecchiamento della popolazione rappresentano nodi sempre più stretti e, pur mantenendo un primato, Vicenza e il Veneto rischiano di perderlo se non la si smette con la propaganda e si avvia una stagione di interventi strutturali. La pandemia ha evidenziato le fragilità del sistema sanitario, e oggi le famiglie temono di non trovare risposte adeguate in caso di bisogno. La UIL raccoglie un grido di allarme: servono investimenti, appunto,  strutturali, non semplici interventi tampone. Se il Veneto vuole mantenere il suo status di eccellenza in questo ambito, deve ripensare radicalmente l’organizzazione dei servizi sanitari, coinvolgendo tutti gli attori del territorio. Dietro l’angolo c’è la perdita del solito treno che passa senza fermarsi in terra Berica e lasciare un segno. Un po’ come è successo nel recente passato con il primato che avevamo con l’economia (la locomotiva d’Italia, ce lo ricordiamo? Uno slogan archiviato dalla mancanza di visione e di scelte,

Il lavoro, storicamente uno dei pilastri del Veneto, si conferma tra le principali preoccupazioni, con differenze tra le province. Mentre Padova lo colloca al primo posto, a Vicenza è secondo. Questo riflette una tensione crescente tra la necessità di stabilità e la spinta verso nuove professionalità. Le imprese lamentano difficoltà nel trovare personale qualificato, mentre i lavoratori chiedono salari adeguati e tutele migliori. Il mercato del lavoro veneto, tradizionalmente orientato al manifatturiero, deve affrontare una transizione epocale verso l’innovazione e la sostenibilità, ma il rischio è che questa trasformazione lasci indietro troppi lavoratori. Ma anche qui politica e categorie economiche, a parte ballare il tango senza guardarsi in faccia, galleggiano nell’inerzia scaricandosi reciprocamente ogni responsabilità. Tanto per loro la vera urgenza è mantenere la rendita di posizione che deriva dal ruolo che hanno conquistato. Al massimo pensano a moltiplicare i mandati per sè anziché pensare ai risultati ottenuti quando qualcuno gli ha dato fiducia.

La Sicurezza, terza preoccupazione per i vicentini, riflette una paura diffusa che va oltre i numeri effettivi della criminalità. Il problema sembra essere più legato alla percezione che alla realtà: degrado urbano, episodi di microcriminalità e la presenza di fasce marginalizzate nelle città accrescono il senso di insicurezza. È un tema che non può essere liquidato come semplice allarmismo. Lavorare sulla riqualificazione degli spazi pubblici, sulla presenza delle forze dell’ordine e sul rafforzamento delle comunità locali è fondamentale per ristabilire fiducia tra i cittadini. Ma, anche qui, manca il foglio del come. Come fare? Come risolvere il problema che ti viene sollecitato dal basso? Certo non colorando di rivendicazioni politiche o propaganda, magari attuando interventi che ci facciano passeggiare tranquilli senza avere l’ansia che qualcuno ti punti un coltello alla gola per pochi spiccioli.

Le preoccupazioni dei veneti non sono isolate, ma rappresentano il risultato di un territorio in evoluzione. Le pressioni demografiche, le sfide economiche e sociali, e una politica spesso concentrata più sul consenso immediato che sulla visione a lungo termine amplificano questi timori. Tuttavia, è altrettanto vero che il Veneto, con la sua tradizione di pragmatismo e capacità di adattamento, può trasformare queste criticità in opportunità.

Il sondaggio della UIL è un messaggio chiaro: la politica regionale, così come le amministrazioni locali, devono tornare a guardare al bene comune con maggiore attenzione, mettendo in cima all’agenda i bisogni reali delle persone.

Sanità, lavoro e sicurezza sono già i titoli di una possibile agenda delle priorità per la politica e per la classe dirigente a vari livelli, Zaia ha fatto uscire un comunicato di apprezzamento. Speriamo ora arrivi anche qualche provvedimento concreto che risponda agli intervistati della UIL, perché la politica dovrebbe parlare per atti, dopo gli slogan da campagna elettorale. E la stessa cosa facciano sindacati e presidenti di Provincia.

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