Il video mapping è la cifra della narrazione politica di Palazzo Trissino

di Arrigo Abalti · Dicembre 1, 2024

Ma davvero il tema in discussione in città è se era meglio la cascata di luci natalizie o il video mapping sulla Basilica Palladiana? Davvero il dibattito tra le forze politiche è sulle luci di Natale? Le tifoserie delle curve opposte stanno dando il meglio di sè in questi giorni, riducendo tutto alla logica del derby, è ancora Milan-Inter, Coppi-Bartali, Rivera-Mazzola o, se preferite, Peppone e Don Camillo. Che tristezza.

In realtà l’imbarazzante querelle tra le tifoserie di Rucco e di Possamai ci offre l’occasione per una riflessione un po’ più seria. La differenza tra il racconto e la realtà, tra quello che succede e quello che viene narrato, o evitato. Ed effettivamente, è tutto nella proiezione in stile Dolce & Gabbana che possiamo ammirare in Piazza dei Signori da qualche giorno. Può piacere o meno, si può discutere sulla declinazione più turistica che natalizia, ci possiamo persino dividere sullo scontro tra sacro e profano e la loro rappresentazione, ma il dato più sottile, poco più di una sfumatura, è la fascinazione dei Possa Boys per l’immateriale, per l’effimero, come se si rispondesse ad una precisa strategia di proiezione dei propri sogni perchè i risultati concreti non si possono proprio raccontare. Perchè non ci sono. Una fuga dalla realtà perchè descrivere la realtà imporrebbe di dimostrare il lavoro che stai svolgendo ed i risultati raggiunti dopo un anno e mezzo, quando ormai la luna di miele è davvero finita. Quindi conferenze stampa, giornate ecologiche, feste e video mapping. In fondo è questa la giunta del Centrosinistra in versione 2024. Poi c’è la città, quella vera, quella che osserva la decadenza del Capoluogo e la trascuratezza in cui versa. E non puoi non pensare che ci stiamo abituando al gaslighting politico.

Sì, avete capito bene, il gaslighting, un termine che descrive una manipolazione psicologica volta a far dubitare le persone della propria percezione della realtà, e se leggete la narrazione di Palazzo Trissino l’associazione sorge spontanea.  A Vicenza i problemi reali vengono costantemente ridimensionati o ignorati a favore di una proiezione idealizzata. Sicurezza, viabilità, commercio e ambiente restano temi irrisolti, mentre l’amministrazione si rifugia dietro slogan e operazioni di facciata, magari sulla facciata Dolce & Gabbana della Basilica.

La città, raccontata come un modello di vivibilità e ordine, si confronta invece ogni giorno con una realtà ben diversa. I cittadini si trovano a fare i conti con un traffico sempre più ingestibile, negozi che chiudono uno dopo l’altro e un degrado urbano che avanza nelle periferie come in Centro Storico. Il degrado free non esiste più. Nel frattempo, il tema della sicurezza viene liquidato come una percezione soggettiva e non come un problema concreto, facendo sentire i cittadini sempre meno ascoltati. È come se l’amministrazione dicesse, implicitamente: “State esagerando, la realtà non è così”.

Questa strategia è poi manifesta quando si parla di ambiente. La sostenibilità è diventata un mantra, ma le azioni reali si limitano spesso a iniziative simboliche, come piantare qualche albero o organizzare giornate ecologiche, senza affrontare i problemi strutturali come l’inquinamento atmosferico o la gestione del traffico. Si tratta di una forma di greenwashing amministrativo, dove la narrazione di un impegno ambientale serve a mascherare l’assenza di interventi seri. È una politica che, come direbbe George Orwell, “racconta bugie alle masse ma le ripete abbastanza da trasformarle in verità”.

A questa narrativa distorta si aggiungono polemiche inutili, che sembrano studiate per distrarre dai problemi più urgenti. L’ultimo esempio, come si diceva, è la controversia sulle luci di Natale: una battaglia sterile tra chi accusa quasi sempre con logica di parte e chi difende con lo stesso spirito. La verità o la libertà di opinione sono andate a farsi fottere da un pezzo. Nel frattempo, la città resta soffocata da questioni ben più gravi, che non trovano spazio nella narrazione ufficiale: traffico paralizzante, spazi verdi trascurati, un centro storico sempre meno attrattivo e un commercio locale in agonia.

Il gaslighting politico non è soltanto una tecnica di comunicazione; è un modo per sottrarsi alle responsabilità, per evitare di affrontare la complessità dei problemi urbani. Ma la città non ha bisogno di narrazioni illusorie né di polemiche decorative. Ha bisogno di scelte coraggiose, di interventi concreti e di una visione che parta dalla realtà, non da una sua manipolazione. Ha bisogno di un’agenda urbana e di strumenti di verifica sul lavoro degli amministratori.

Alla fine, ciò che rischiamo di perdere non è solo la fiducia nelle istituzioni, ma anche la capacità di immaginare una Vicenza diversa. Come scrisse lo scrittore James Baldwin, “non puoi risolvere tutto ciò che affronti, ma non puoi risolvere nulla se non lo affronti”. Sta alla politica decidere se continuare a rifugiarsi nelle narrazioni o finalmente guardare in faccia la realtà. Il dibattito sul video mapping o sulla cascata di luci, possiamo lasciarlo al Bar Sport.

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