di Redazione · Giugno 14, 2025
L’ULSS 8 lancia una proposta alla Conferenza dei Sindaci
C’è un momento in cui tutti noi, almeno una volta nella vita, ci troviamo davanti a una scelta che può cambiare tutto. Non per noi, ma per qualcun altro. Succede quando rinnoviamo la carta d’identità e l’impiegato ci fa quella domanda: “Favorevole o contrario alla donazione di organi?”. Una manciata di secondi, un sì o un no pronunciato tra una pratica burocratica e l’altra. Eppure da quella risposta dipende la vita di migliaia di persone.
Il problema è noto da anni: quella domanda viene posta in un contesto completamente sbagliato. In fila agli uffici comunali, tra protocolli e timbri, spesso da personale che non ha gli strumenti per spiegare cosa significhi davvero quella scelta. Il risultato? Decisioni prese di fretta, senza la dovuta riflessione, o peggio ancora, non prese affatto.
L’ULSS 8 Berica ha proposto alla Conferenza dei Sindaci un progetto di formazione per il personale degli uffici anagrafe. L’idea è formare gli impiegati comunali perché siano in grado di presentare il tema della donazione in modo più adeguato. “L’obiettivo non è orientare o forzare la libera scelta dei cittadini”, spiega la dottoressa Patrizia Simionato, “ma far sì che questa scelta sia presa con una adeguata ponderazione”. Un proposito condivisibile, anche se tardivo.
I numeri dell’ULSS 8 parlano chiaro: dall’inizio dell’anno 39 pazienti hanno ricevuto un trapianto di organi, 85 persone hanno riacquistato la vista grazie alle cornee donate, altre 10 hanno beneficiato di trapianti di tessuti. In totale, oltre 130 persone sono tornate a vivere. Dati significativi, ma che evidenziano anche quanto si potrebbe fare di più. Nel 2024 le donazioni di organi erano state 66 in tutto l’anno: essere già a 39 nei primi mesi del 2025 indica sì una crescita, ma anche quanto margine di miglioramento ci sia ancora.
Il dottor Vinicio Danzi, direttore dell’Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Vicenza, tocca il punto più delicato: “È molto importante che i cittadini esprimano il proprio volere perché questo rende tutto più semplice anche per i familiari”. Quando manca una dichiarazione esplicita, sono infatti i parenti a dover decidere, interpretando quello che credono sarebbe stato il volere del loro caro. “È sempre un momento molto delicato”, ammette Danzi. Un eufemismo per descrivere situazioni drammatiche che potrebbero essere evitate con una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini.
La realtà nazionale è spietata: 10.000 persone in lista d’attesa, 2.000 trapianti effettuati ogni anno. Otto mila pazienti che non ricevono l’organo di cui hanno bisogno. Non per carenza di strutture o competenze mediche, ma per mancanza di donatori. Una situazione che persiste da anni, nonostante le periodiche campagne di sensibilizzazione.
L’iniziativa dell’ULSS 8 Berica va nella direzione giusta e merita apprezzamento soprattutto per un aspetto: rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra azienda sanitaria e amministrazioni comunali. Troppo spesso questi due mondi viaggiano su binari paralleli, con i sindaci che si limitano a subire le decisioni dell’ULSS e l’azienda sanitaria che agisce senza coinvolgere davvero il territorio. Qui invece si intravede una logica diversa: l’ULSS che si rivolge alla Conferenza dei Sindaci con una proposta operativa, i Comuni che vengono coinvolti in prima persona su un tema di salute pubblica.
È questo il modello che dovrebbe fare scuola. Non la sanità che cala dall’alto le sue decisioni, ma un’integrazione vera tra chi governa la salute e chi amministra il territorio. Perché alla fin fine sono i cittadini gli stessi: quelli che si recano negli uffici comunali per rinnovare la carta d’identità e quelli che potrebbero aver bisogno di un trapianto.
Certo, l’iniziativa solleva anche alcune questioni. Perché solo ora ci si accorge che il personale comunale non è preparato su un tema così delicato? Perché non si è mai pensato prima a questa sinergia? Ma il fatto stesso che ora se ne parli, che l’ULSS abbia avuto l’intuizione di coinvolgere i sindaci, è già un passo avanti significativo.
La verità è che il problema della donazione di organi non si risolve solo con buone intenzioni e corsi di formazione. Richiede un cambiamento culturale profondo, che passa anche da una maggiore sintonia tra istituzioni. Otto mila persone che ogni anno non ricevono un trapianto sono un numero troppo alto per permettersi il lusso di lavorare a compartimenti stagni. Se questa iniziativa aprirà la strada a una collaborazione più strutturata tra ULSS e territori, avrà già centrato un obiettivo importante. Anche al di là dei numeri delle donazioni.




