La Forza sia col ticket

di Arrigo Abalti · Luglio 17, 2025

Il bagno di realtà di Rucco sulla sanità

 

Dicono che la sanità pubblica stia male. Lo dicono in tutte le regioni, di ogni colore. E lo dicono, soprattutto, le persone in coda per una risonanza o un intervento. Ma quando qualcuno prova a curarla, la sanità pubblica, scatta l’allarme ideologico: attenzione, c’è il privato! Come se la proposta fosse di costruire un centro estetico nel Pronto Soccorso.

A Vicenza, Francesco Rucco – ex sindaco, oggi consigliere comunale di Fratelli d’Italia – ha detto una cosa semplice e scandalosamente sensata: alcuni servizi che il pubblico non riesce più a garantire vanno messi a gara, aprendoli al privato accreditato. Stesse regole, stessi standard, stessi controlli. Il pubblico decide, il privato esegue. Il paziente guarisce. Fine.

Ecco una proposta di realpolitik, non di fantasy. Altro che oscure derive sanitarie: qui non siamo nella galassia lontana dei Sith, ma dentro i reparti veri, dove ogni giorno si fanno i conti con carenze di personale, liste d’attesa chilometriche e medici a gettone. Il privato accreditato, in questo scenario, è come un treno in più sulla linea: se corre sulla stessa rete e porta a destinazione chi ha il biglietto, che problema c’è?

Ma il punto è che quella che sembrava una proposta “local” è diventata “nazionale”: un emendamento al disegno di legge sulle prestazioni sanitarie, approvato dalla maggioranza a Roma (inclusa Forza Italia), va nella stessa identica direzione di Rucco. Autorizza le Regioni a destinare fino allo 0,5% del Fondo Sanitario Nazionale a prestazioni esterne, purché ci sia equilibrio di bilancio, trasparenza e verifica. Una misura concreta, applicabile da subito.

Nel frattempo, però, c’è chi – magari nello stesso schieramento – si attarda in distinguo da salotto, per uno strapuntino di visibilità o marcare un confine che non esiste. È il centrodestra che preferisce l’analisi alla soluzione, la nostalgia dello statalismo al pragmatismo del governo. Mentre il cittadino, che nel frattempo ha una colica, se ne frega: vuole curarsi. E se per una visita paga il ticket, che sia al San Bortolo o all’Eretenia, per lui non cambia nulla. Solo la cattiva politica insiste a vederci un abisso.

La vera questione è questa: vogliamo un sistema che funzioni o vogliamo un sistema che somigli a quello che piace a noi? L’emendamento approvato in maggioranza e ora in discussione in Commissione è una risposta adulta a un problema urgente. La politica buona – quella che parte dai territori e arriva a Roma – si riconosce così: non urla, non ideologizza, agisce.

E oggi, nella partita della sanità, la proposta Rucco è un assist al centro del campo. Chi finge di non vederlo forse non è cieco. Forse, semplicemente, preferisce restare in panchina.

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