LA PARTITA (MORTALE) DELLA SANITÀ VICENTINA: LA SFIDA TRA MODERNITA’ E CONSERVAZIONE CON LANZARIN IN MEZZO

di Arrigo Abalti · Maggio 11, 2025

Addio al medico della mutua di Alberto Sordi

 

C’è una guerra sotterranea che si combatte nelle sale d’attesa dei nostri studi medici. Si combatte senza armi, ma con volantini. Si combatte senza morti immediati, ma con il rischio di lasciarne parecchi sulla strada nei prossimi anni. È la guerra della medicina territoriale a Vicenza, dove le AFT – Aggregazioni Funzionali Territoriali – sono diventate il nuovo campo di battaglia tra conservazione e innovazione.

Da una parte c’è il sistema che conosciamo tutti: il medico solo, nel suo studio, con la segretaria che ripete come un mantra “il dottore oggi non c’è”, “passi domani”, “chiami lunedì”. Per i più svegli, una mail da inviare come qualsiasi ufficio pubblico, la salute, in fondo, è diventata questo.  Dall’altra, un modello che sa di futuro: équipe di 15-20 camici bianchi che si alternano dalle 8 alle 20, condividono cartelle cliniche, lavorano in team. Efficienza contro familiarità. Modernità contro tradizione.

E in mezzo c’è lei, Manuela Lanzarin, l’assessore alla Sanità del Veneto con la valigia già pronta sulla porta. Ultimi mesi di mandato, poi il limite dei due giri di giostra imporrà l’avvicendamento. Un dettaglio non da poco, perché questa riforma della medicina territoriale si gioca proprio sul filo di lana della legislatura, in quella terra di nessuno dove le decisioni possono essere rimandate al “prossimo inquilino”.

Ma attenzione, perché dietro questa battaglia di modelli si nasconde, come sempre, una partita di potere. E qui Milena Gabanelli ci ha visto lungo, con quella sua capacità di scavare dove gli altri si fermano alla superficie. La FIMMG – il potente sindacato che rappresenta il 63% dei medici di base – non sta difendendo la “libertà professionale”, sta proteggendo un sistema di privilegi, primo fra tutti il controllo sull’Enpam, quella cassa previdenziale da 25 miliardi di patrimonio che fa gola a molti.

E allora ecco i volantini negli studi: “Proteggi il tuo medico di fiducia“. Come dire: meglio un medico che non c’è ma che conosci, piuttosto che un sistema che funziona ma nuovo. È quello che Gabanelli, con la sua schiettezza, definisce “terrorismo psicologico”. Niente di meno.

Nel frattempo, i numeri raccontano un’altra storia. Nelle ULSS vicentine ci sono 12.305 persone senza medico nella Pedemontana. Dodicimila anime che probabilmente sorridono amaro quando sentono parlare di “medico di fiducia da proteggere”. Non si protegge ciò che non esiste.

Il gioco è chiaro: mantenere il controllo, rinviare il cambiamento, preservare l’autonomia che significa potere contrattuale. Mentre le Case della Comunità – 2 miliardi di euro di investimenti, non bruscolini – rischiano di restare “scatole vuote”.

E qui si innesta il secondo livello della partita: quella tutta politica. Con la campagna elettorale ormai iniziata, la sanità territoriale è diventata terreno di caccia per Fratelli d’Italia, che non fa mistero di puntare alla poltrona della Lanzarin. Un’opportunità ghiotta per i meloniani di piantare la bandierina su quella che è sempre stata una roccaforte leghista: la gestione della sanità veneta. E con l’ex assessore alla Sanità ora coordinatore di Forza Italia che sta scaldando i muscoli per tingere di azzurro i servizi alla salute. La Lega lo sa bene, e la Lanzarin si trova così a dover gestire una riforma epocale con lo sguardo di chi sa che i frutti (o i fallimenti) di questo lavoro saranno raccolti da altri.

Ma c’è una crepa nel muro di resistenza, e viene dai giovani medici. Quelli che non hanno ancora assaporato i privilegi del sistema attuale e vedono nella dipendenza dal SSN un’opportunità di stabilità e crescita professionale. Il sondaggio di Aprire Network dice che quasi la metà di loro è pronta al salto. E il Movimento MMG per la Dirigenza cresce anche nella nostra provincia. È la nuova generazione contro la vecchia guardia.

Il cronoprogramma è serrato: entro il 30 giugno 2025 la mappa dei distretti, a settembre il 50% dei vicentini assistito da medici in AFT, a fine anno la copertura totale. Poi, dal 2026, l’integrazione con infermieri e specialisti. Un treno che va preso al volo.

Ma la vera domanda è: Lanzarin avrà il coraggio di accelerare negli ultimi mesi, sapendo che il nastro inaugurale verrà tagliato da un esponente di FdI? O rallenterà, per non regalare un successo agli alleati-competitor? La politica regionale avrà il coraggio di sfidare la lobby dei medici di base? O cederà, come teme Gabanelli, per paura di perdere consensi?

Nel frattempo, 800.000 vicentini aspettano. Aspettano di sapere se dovranno continuare a telefonare alle 8 del mattino, sperando di trovare la linea libera, se dovranno mandare una mail per una prenotazione come alle Poste, o se potranno finalmente contare su un sistema moderno, efficiente, presente. Aspettano di sapere se la sanità territoriale sarà all’altezza delle sfide del futuro o resterà ostaggio di chi guarda al passato.

La rivoluzione dei medici di base non è solo una questione di orari o contratti. È una battaglia di civiltà. E Vicenza non può permettersi di perderla. Non questa volta. Indipendentemente da quale bandiera sventolerà sulla poltrona dell’assessorato alla Sanità.​​​​​​​​​​​​​​​​

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