La sanità italiana e il grande paradosso della fuga dei professionisti

di Redazione · Settembre 19, 2025

E il Veneto non fa più eccezione

 

In politica tutti parlano di sanità, ma pochi ne conoscono i numeri. L’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità li ha messi nero su bianco: entro il 2030 in Europa mancherà un milione di operatori sanitari. E non parliamo solo di medici, ma anche di infermieri, tecnici, caregiver. In Italia la fotografia è ancora più impietosa: ogni anno formiamo professionisti di qualità, salvo poi vederli partire per la Germania, la Francia, il Regno Unito, dove trovano stipendi più alti e contratti più stabili. Nel 2023, per esempio, 562 medici italiani hanno scelto l’estero.

Il retroscena, che nei palazzi nessuno vuole ammettere, è che la sanità italiana non ha più la forza per trattenere i suoi talenti. Non è solo questione di buste paga. È la precarietà dei contratti, la mancanza di prospettive di carriera, la fatica quotidiana nei pronto soccorso e nelle periferie, dove la retorica delle eccellenze si infrange contro turni massacranti e organici ridotti all’osso.

La politica, intanto, litiga sulle briciole. In Veneto, ad esempio, mentre si celebrano investimenti episodici – un bonus, un piano liste d’attesa, un annuncio in campagna elettorale – manca un disegno di lungo periodo. L’OMS indica la strada: stabilità contrattuale, specializzazioni mirate, incentivi per chi lavora nelle aree disagiate, accordi bilaterali per gestire i flussi. Ma chi governa preferisce rinviare.

Il risultato è che l’Italia rischia di restare in una terra di nessuno: non più Paese attrattivo per i professionisti stranieri e, al tempo stesso, incapace di trattenere i propri. È un paradosso che pesa soprattutto sui cittadini, i veri azionisti del sistema. Perché dietro ogni medico che parte, c’è un pronto soccorso che chiude; dietro ogni infermiere che va all’estero, c’è una lista d’attesa che si allunga.

E allora il vero retroscena non è nei corridoi della politica, ma nei corridoi degli ospedali: sempre più vuoti.

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