di Redazione · Settembre 22, 2025
La classifica del Sole24 Ore ci piazza a metà strada
In testa c’è Trento, che con la neve gioca sempre in casa. Poi Firenze, Milano, Bologna, Genova: metropoli con palestre, stadi, investimenti. E Vicenza? Sta nel mezzo, come certi studenti diligenti che non prendono mai insufficienze ma nemmeno la lode.
La provincia berica è una terra di artigiani dello sport: centinaia di società dilettantistiche, tornei nei paesi, campetti che resistono come baluardi della socialità. Funziona la base, insomma. Il problema arriva quando si alza lo sguardo: le infrastrutture arrancano, i grandi eventi passano altrove, e le classifiche ricordano che, senza un progetto unitario, si rischia di restare bravi ma anonimi. Non è un caso che, ad esempio, la piscina di Creazzo, dove si allena Thomas Ceccon, olimpionico di nuoto, è chiusa dall’inizio di settembre per problemi con il gestore.
E questo conferma che Vicenza non manca di passione, manca di palcoscenici. La provincia produce atleti, volontari, entusiasmo, ma se poi la piscina cade a pezzi o il palazzetto resta anni in attesa di lavori, il salto di qualità rimane un salto nel vuoto.
E così succede che i bambini imparino a tirare calci a un pallone ovunque, ma che poi gli stadi siano mezzi vuoti; che i ciclisti popolino le nostre strade, ma che le piste sicure siano poche; che i numeri dicano “presenza” ma non ancora “eccellenza”.
Vicenza, in fondo, è come quel corridore di provincia che si allena tutti i giorni, con impegno e sudore, ma che alla gara nazionale si presenta con scarpe vecchie. Non arriva ultimo, certo. Ma nemmeno primo.
E allora la domanda è semplice: vogliamo restare una provincia che sa difendersi bene in classifica, oppure provare a vincere la partita?




