Lo sport che cura il post trauma

di Redazione · Aprile 16, 2025

Gentile Direttore,

venerdì 4 aprile si è celebrata la giornata nazionale della persona con lesione al midollo osseo. L’Unità Spinale dell’Ospedale di Vicenza coordinata dalla dr.ssa Anna Marangoni, ha organizzato presso il Circolo Tennis Comunali, un open day sportivo, aperto a tutti. L’occasione è stata non solo per me di ritrovare molti amici, ma di fare delle considerazioni sullo stato di fatto della disabilità in ambito sportivo.
Che lo sport sia un fattore di cura e terapia medica fondamentale per il post trauma, è ormai dato scientificamente provato. Dal professor Luigi Caldana, precursore della tematica, fino all’attuale primario Giannettore Bertagnoni, l’Unità Spinale e di Riabilitazione di Vicenza, si pone come eccellenza nazionale nel trattamento e nella terapia da post infortunio, che colpisca la colonna vertebrale e la sua funzionalità. Ma il post trauma non è solo la riabilitazione, ma l’inserimento nella società, nel suo complesso.
Lo sport rappresenta, ormai, un ambito di integrazione riconosciuto, ma le difficoltà e gli ostacoli non mancano.
È indubbio che la disabilità sia stata “sdoganata” nello sport. Olimpiadi e Paralimpiadi viaggiano ormai da tempo in parallelo, anche se la visibilità della seconda ha ancora enormi margini di miglioramento. Ma sui livelli alti di agonismo tutto sommato possiamo essere soddisfatti, è sulla base che i problemi sono sempre gli stessi da tempo. Mancanza di strutture adeguate e di attenzione mediatica ( quindi per conseguenza di sponsor), sono a mio avviso I temi su cui porre attenzione.
La prima è un problema ormai endemico nello sport. Non vogliamo renderci conto che le strutture sportive sono la base su cui si fonde tutto un movimento che ha un qual minimo obiettivo di crescita. Nella disabilità ancor piu il tema è centrale.La sensibilità che si può avere sul problema, dev’essere trasportata nella competenza che si deve mettere nel costruire impianti adeguati. Mancano spazi. È inutile negarlo.E’ complesso per qualsiasi società che si muove nello sport per disabili, trovare palestre e campi dove allenarsi. L’accessibilità a impianti già esistenti è un’altra questione aperta. Se non si riesce a dare spazi adeguati  a queste realtà, non vi sarà la possibilità di far girare “nel mercato”, sponsor e imprenditori lungimiranti. E’una chiave di lettura del problema. Ma non siamo assolutamente lontani dalla realtà.Anzi. Fare sport costa (e già qui si potrebbe discutere ore), fare sport con disabilità, ancora di più. Se da un lato la comunità è sempre più sensibile, ma non ancora troppo.., alle esigenze del mondo della disabilità, dall’altro una città come la Vicenza è ancora carente di strutture. La difficoltà che trovano i responsabili delle società, che mi raccontano, nel trovare spazi, sono le stesse di anni addietro.
Non è cambiato nulla. L’integrazione passa attraverso una concezione di sport senza barriere che le amministrazioni faticano ancora a capire, e a mettere in atto. La soglia per cui da ciò si passa ad un problema economico è minima. Un imprenditore o altro che vuole investire nello sport e nello sport per disabili, trova sempre gli stessi problemi : burocrazia, costi elevati, poca concretezza e competenza nella loro risoluzione. Se la volontà a parole è di portare lo sport al livello di inclusione che gli è consono, da un altro lato troviamo i medesimi “blocchi” di sempre, che non permettono questo obbiettivo. Il famoso, e auspicato, cambio di passo non c’è ancora.
Iniziative come quella del 4 aprile, dovrebbero essere organizzate più spesso, ma solo per far capire che siamo sempre all’anno zero. O poco di più.
Antonio Buglione #SportiviperVicenza 

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