Letture maliziose

di Redazione · Maggio 8, 2026

Mi si nota di più se vado o se non mi vogliono? Il Capitano e il mistero del Vicentino

 

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». La celebre battuta di Nanni Moretti in Ecce Bombo deve aver ronzato nella testa di Matteo Salvini, o forse in quella dei candidati leghisti, mentre si compilava l’agenda del tour elettorale in Veneto. Oggi, venerdì 8 maggio, il Capitano scende nelle terre  sacre al Carroccio per sostenere gli aspiranti sindaci alle comunali di fine mese. Ma nel Vicentino, area di capannoni e di voti pesanti, la bussola salviniana segna una rotta che sfugge alla logica euclidea della politica e stuzzica pensieri decisamente maliziosi.

Salvini va a Lonigo. Piazza Garibaldi, ore 20.30. Tutto bellissimo, se non fosse per un dettaglio: a Lonigo il candidato sindaco sostenuto dalla Lega, Pier Luigi Giacomello, non è della Lega. È un civico, un ex centrosinistra folgorato sulla via Berica, che ora guida una coalizione in cui il Carroccio è solo uno degli azionisti insieme a FdI.

E gli altri? E i leghisti doc, quelli che hanno il partito tatuato sul cuore e il simbolo sulla scheda? Niente. Il Capitano non si ferma ad Arzignano, dove Enrico Marcigaglia, leghista di ferro ed ex assessore, corre per la fascia tricolore sventolando i vessilli di Alberto da Giussano, di Luca Zaia e Alberto Stefani. Non fa tappa a Malo, dove il sindaco uscente Moreno Marsetti, leghista della prima ora, viaggia verso la riconferma.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: è Salvini che ha scelto di snobbare i colonnelli di partito per investire tutto sul civico dell’ultima ora a Lonigo, o sono stati i candidati sindaci che hanno deciso di non farlo passare per i loro feudi? Forse temono che farsi vedere troppo accanto al leader nazionale, in una fase politica complessa, possa rivelarsi controproducente per la corsa locale?

C’è un precedente nella politica vicentina che alimenta questi dubbi, ed è fresco di stampa. Nel 2023, l’allora candidato sindaco di centrosinistra Giacomo Possamai decise di non far passare per il capoluogo la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein. Una scelta di distacco dai vertici romani che si è rivelata estremamente efficace, visto che poi Possamai ha vinto ed è ora sindaco di Vicenza. Certo, governa con l’ombra della fatwa dai piani alti di via del Nazareno, ma questa è un’altra storia. Il pragmatismo veneto insegna che a volte, per vincere in casa, è meglio tenere i big nazionali a debita distanza.

Così, mentre a Lonigo si respira quell’aria di “tutti dentro” che piace al nuovo corso, nei feudi storici si preferisce forse una prudente distanza di sicurezza. «Vengo. Ci vediamo, mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce…». A Lonigo Salvini farà questo? Intanto nel resto del Vicentino, dove la politica si mastica col pane e soppressa dei gazebi, il dubbio rimane: assenza strategica del leader o cordone sanitario dei candidati?

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