Una tela senza il pennello. I rischi di Masterplan 2030

di Arrigo Abalti · Febbraio 21, 2025

“Si può cambiare il futuro solo se si ha il coraggio di non accettarlo passivamente” diceva George Orwell. E ci viene da pensare all’autore di “1984” proprio nel giorno in cui l’amministrazione di Vicenza annuncia con grande enfasi l’affidamento del Masterplan Vicenza 2030 alla società milanese Arup Italia, presentandolo come un passaggio fondamentale per il futuro della città . Un progetto ambizioso, certo, ma che ci fa venire comunque, più di qualche dubbio.

La prima domanda che sorge spontanea è: la giunta Possamai ha una sua visione sul futuro della città o se la farà  dettare dagli incontri nel cosiddetto “percorso partecipativo”?L’impressione è che l’Amministrazione non voglia prendersi la responsabilità  di esprimere una direzione chiara e definita. Un conto è  il confronto con la cittadinanza su un’idea di città  ben delineata, un altro è lasciare che sia la partecipazione a scrivere da zero il futuro di Vicenza. La politica deve avere una visione, deve dichiararla e poi discuterla con la città , non limitarsi a raccogliere spunti qua e là per riempire una lavagna bianca ancora tutta da scrivere. Per come viene raccontata, sembra che la politica abbia abdicato al marketing. Nulla di nuovo, per carità, ma le aspettative erano opposte. Quindi, se c’è, ci dicano quale città hanno in mente.

Poi c’è la questione delle priorità.

Nel lungo elenco di temi strategici del Masterplan: rigenerazione urbana, valorizzazione dei quartieri, emergenza abitativa, commercio e mobilità  sostenibile, vi è una grande assente, la sicurezza. Possamai & friends continuano a far finta che il problema della criminalità e del degrado non esista, evitando accuratamente di parlarne, mentre i cittadini ne percepiscono il peso quotidiano. E’ innegabile che alcune zone della città  siano in difficoltà  a partire dal Quadrilatero, ma l’altra domanda è se esistano zone franche in città rispetto al problema della sicurezza. Insomma, nel grande piano per il futuro di Vicenza, il tema viene elegantemente ignorato. E anche qui ci chiediamo se sia una scelta o solo distrazione.

Poi ci sono i cosiddetti buchi neri della città , la giunta sembra voler vedere solo con gli occhiali del miope, mentre avrebbero bisogno di un grandangolo, perchè i buchi neri sono molti di più di quelli in elenco. San Biagio, ad esempio, è una vergogna che dura da trent’anni, un’area abbandonata nel cuore della città su cui non si dice una parola. Lo stesso vale per il Menti, uno stadio che da tempo ha bisogno di un intervento serio, ma che continua a rimanere in uno stato imbarazzante, per non parlare del Palasport. E più in generale, chi ha detto che i luoghi critici da rigenerare siano solo quelli individuati a Palazzo Trissino? Serve una vera mappatura di tutte le aree degradate e dimenticate, non solo un elenco stilato sulla base di non si sa quale criterio.

Infine, non si può non sollevare una questione di metodo e di merito. L’amministrazione ha stanziato 115.000 euro per l’elaborazione del Masterplan, affidando il compito a una società  con sede a Milano, con esperienza nelle grandi città  come Roma, Bologna e Milano. Vicenza, però, non è una metropoli e ha dinamiche che vanno comprese dall’interno. Ci si chiede perché si sia deciso di far scrivere il futuro della città  da una realtà  esterna, senza coinvolgere urbanisti e progettisti locali, senza valorizzare il patrimonio di competenze che la città  possiede già.

Se il Masterplan Vicenza 2030 sarà  solo un documento pieno di buone intenzioni ma privo di concretezza, si rischia di perdere tempo prezioso. Per ora, l’impressione è quella di un grande contenitore teorico, una vetrina di slogan più che una reale strategia per il futuro della città . Se l’amministrazione non ha una visione chiara e aspetta che sia il percorso partecipativo a suggerirgliela, la città  rischia di rimanere impantanata nell’indecisione e nell’inconcludenza. Un piano urbanistico e strategico dovrebbe essere un punto di partenza solido, non un documento vago che ognuno può riempire come preferisce. Una tela, un pennello ed un pittore. Per ora si vede solo la tela, perchè gli altri due hanno abdicato al marketing.

Vicenza non può permettersi un’altra occasione sprecata. Un masterplan non si giudica dalle promesse, ma dai risultati. E su questo, per ora, i dubbi sono molti più delle certezze.

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