di Arrigo Abalti · Aprile 6, 2025
Pretto e Bizzotto nel Parlamentino della Lega
Non è solo un congresso. Non è solo la conferma di un leader. Il congresso della Lega che si è tenuto a Firenze è stato, prima ancora che un momento di ratifica interna, un passaggio che segna una geografia nuova – o forse solo ritrovata – nei delicati equilibri del potere leghista. Matteo Salvini viene riconfermato segretario fino al 2029, ma il vero messaggio politico sta nella composizione del nuovo Consiglio Federale. E in particolare in una regione: il Veneto.
Quattro consiglieri su ventidue arrivano da lì. Due da Vicenza. Numeri che raccontano molto più di un semplice riequilibrio territoriale. Parlano del ritorno in campo di una classe dirigente che, dopo essere rimasta ai margini delle scelte strategiche, ora rientra nel gioco vero. Ed è un rientro che sa di metodo, più che di clamore: silenzioso, costruito nei territori, coltivato tra i militanti.
Erik Pretto, uno dei due vicentini eletti, ha affidato a poche righe la sintesi di questo percorso: “Entro nel Consiglio Federale con l’orgoglio di rappresentare tante persone perbene che credono negli ideali più autentici che hanno fatto grande il nostro Movimento”. Frasi che possono suonare rituali, ma che vanno lette come dichiarazione di intenti per chi si sente parte di una comunità politica e non solo di un partito. Un messaggio che Pretto indirizza prima di tutto verso l’interno: a chi, nella Lega veneta, ha cercato e ottenuto una nuova centralità dopo anni di tensioni e ridefinizioni.
Perché il Veneto – e Vicenza in particolare – era stato terreno di frizione tra le diverse anime del partito: quella più salviniana e quella più legata al vecchio nordismo. Oggi quelle ferite sembrano essersi almeno in parte rimarginate. O forse si è solo imposta la necessità di ricostruire una rappresentanza coesa in una fase in cui la Lega è chiamata a ridefinire la propria identità, stretto com’è tra la pressione di Fratelli d’Italia e la tentazione di un ritorno al passato.
La presenza di Mara Bizzotto, Giuseppe Canova e Gian Paolo Gobbo completa il quadro veneto all’interno del Consiglio Federale. Ma è la doppia presenza vicentina – Pretto e Bizzotto – a fare notizia. Non per la provenienza geografica, ma per il segnale che manda: chi ha tenuto viva la Lega nelle province, chi ha saputo tenere unito il tessuto militante mentre a Roma si consumavano strategie e contraccolpi, ora torna protagonista.
È un messaggio anche per Salvini. Il suo mandato, che arriva fino al 2029, ha bisogno di basi solide per reggere all’usura del tempo e delle sfide future. E quelle basi, oggi più che mai, sembrano trovarsi nei territori dove la Lega è nata e cresciuta. A partire dal Veneto.
Perché, in fondo, il congresso di Firenze ha detto una cosa molto semplice: il potere si esercita al centro, ma si costruisce in periferia. E Vicenza è tornata a costruire.



