Pietro Angelini e il suo particolarissimo spettacolo “Un onesto e parziale discorso sopra i massimi sistemi” al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza, giovedì 7 marzo

di Redazione · Marzo 3, 2024

Un altro monologo, abbastanza al di fuori dagli schemi drammaturgici consueti, è in programmanegli appuntamenti di prosa al Ridotto al Teatro Comunale di Vicenza: giovedì 7 marzo alle 20.45, sarà in scena “Un onesto e parziale discorso sopra i massimi sistemi”, un lavoro delgiovane attore toscano Pietro Angelini (che lo scrive, lo dirige e lo recita). L’originale monologopropone un divertente autoritratto delle sue peripezie in uno spettacolo che travolge il pubblico con le parole, i video, le invenzioni spiazzanti e le sorprese, proponendo una narrazione esilarante ma profonda, che parte da riflessioni personali ma vuol essere universale, mettendo al centro la condizione di immobilità che tutti, a volte, proviamo.

Al termine dello spettacolo (che dura circa un’ora) Pietro Angelini incontrerà il pubblico in sala, introdotto da Marco Ghiotto, musicologo, ideatore e direttore editoriale del sito vicult.net.

“Un onesto e parziale discorso sopra i massimi sistemi” è uno spettacolo in bilico tra ironia e disperazione, concepito come un autoritratto dell’autore e simultaneamente come una radiografia del contesto storico, sociale e artistico contemporaneo. Il monologo – di e con Pietro Angelini, sound design Filippo Lilli, light design Paride Donatelli – è una produzione 369gradi che ha vinto ilpremio Crashtest 2022 e il bando Selezione Visionari Kilowatt Festival 2020.

In “Un onesto e parziale discorso sopra i massimi sistemi”, Pietro Angelini fa i conti in maniera abilmente ingenua con gli avvenimenti della sua vita di giovane uomo, di attore, di figlio con un forte senso di responsabilità e di individuo con tante domande da fare al mondo. Il suo è un flusso di pensieri, di concetti e aneddoti, che si manifesta attraverso un linguaggio cross–mediale e che diventa materia teatrale disegnando un profilo intimo e psicologico del protagonista.

Scoprendo la propria “inattività” durante un periodo lavorativo come maschera in teatro, fermo in piedi per 5 o 10 ore al giorno, il protagonista capisce che deve reagire; per mettere in atto questa reazione condivide con il pubblico schemi, riflessioni, provocazioni.

Ricco di spunti filosofici, il testo è quasi totalmente autobiografico, a tratti autoreferenziale; in scena Angelini parla di economia e politica, indagando il rapporto di quest’ultima con l’arte, il suo mondo e le sue personalità. La metafora dell’immobilità sociale è ripresa dal protagonista fermo e in silenzio al centro del palco, mentre tutto intorno un trenino elettrico sbuffa ripetutamente correndo sui binari che gli stanno intorno. Lo spettacolo fa sorridere, anche amaramente,sull’attualità e su una generazione per cui l’unico metro di giudizio è rappresentato dal denaro: il “pensiero calcolante” su cui Angelini ironizza con inquietante consapevolezza di un mondo in vendita sempre e comunque.

Nel suo “monologo pop”, com’è stato definito, l’autore ci dice con scanzonata ironia che per non soccombere, bisogna maturare una consapevolezza di come il pensiero calcolante non basti e rischi di inaridirci se non ci viene in soccorso il pensiero meditante …

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