Pronto soccorso in sicurezza, Rucco (FdI) propone body-cam per gli operatori sanitari vicentini

di Redazione · Luglio 10, 2025

Violenza in corsia: l’uniforme del medico non basta più. Servono strumenti di deterrenza. E Vicenza è chiamata a decidere se restare indietro o sperimentare il futuro

 

 

C’è un dato che fotografa bene la crisi in corso: 2.595 aggressioni al personale sanitario registrate in Italia nel 2024, quasi il triplo rispetto al 2022. Un’escalation inquietante che ha superato i margini dell’eccezionalità per diventare routine. E che nei Pronto Soccorso – luogo di stress, attese, frustrazione e sofferenza – si trasforma sempre più spesso in luogo di rischio. Anche per chi salva vite.

Vicenza non fa eccezione. Anzi, rientra oggi in quel cluster urbano medio-grande in cui la pressione sul sistema di emergenza cresce mentre il personale si riduce.

Per questo il consigliere comunale Francesco Rucco (FdI) rilancia una proposta che non è più rinviabile: introdurre le body-cam e i braccialetti d’allarme per il personale sanitario anche nei presidi vicentini.

La proposta: tecnologia contro violenza

L’idea non è nuova, ma a Vicenza non è mai stata avviata. Diversamente dalla ULSS4 Veneto Orientale, dove da mesi è in corso una sperimentazione che vede medici e infermieri indossare microcamere agganciate ai camici e braccialetti smart collegati a una centrale operativa. I risultati sono incoraggianti: nei primi mesi del 2025, le aggressioni sono diminuite del 40% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Rucco propone di non perdere altro tempo: «Il personale non può continuare a lavorare sotto minaccia. Serve un intervento concreto e intelligente. Non parliamo di militarizzare i reparti, ma di restituire dignità e sicurezza a chi è esposto ogni giorno».

Tre pilastri della proposta Rucco:

  1. Body-cam intelligenti, con annuncio vocale di attivazione e funzione di deterrenza immediata. I filmati, come già avviene in altri Paesi europei, potranno essere custoditi e consultati solo in caso di incidenti gravi o denunce.
  2. Braccialetti con allarme e geolocalizzazione, per permettere al personale in pericolo di attivare soccorso immediato. Collegamento diretto con vigilanza interna e forze dell’ordine.
  3. Formazione specifica, affinché i protocolli di attivazione siano chiari, rapidi, legalmente tutelati e gestiti in modo coordinato.

Il contesto: quando i numeri non bastano più

Dall’Inghilterra al Canada, passando per Francia e Germania, l’utilizzo di body-cam negli ospedali è già una prassi consolidata. La World Health Organization ha recentemente sottolineato che “la violenza nei confronti del personale sanitario è una minaccia alla resilienza del sistema sanitario”. Non solo per le conseguenze immediate, ma per il crescente fenomeno di fuga dal lavoro d’urgenza da parte di giovani medici e infermieri.

Il Pronto Soccorso è la prima trincea del sistema sanitario. E quando quella trincea non è più sicura, tutto l’edificio crolla.

Il passo politico

Francesco Rucco propone un emendamento al bilancio comunale per avviare subito una sperimentazione a Vicenza, da estendere in seguito a tutti i reparti d’urgenza dell’ULSS8 Berica. La speranza è che questa volta la proposta non finisca insabbiata tra i buoni propositi.

«Chi attacca un medico non può restare impunito», ha detto Rucco. «La sicurezza non è un optional e oggi passa anche per le tecnologie. Vicenza deve scegliere se restare ferma o fare da apripista». Dare a medici e infermieri uno strumento in più non è una scelta simbolica, ma una decisione politica di civiltà.

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