Il piccolo ospedale di Pozzonovo. E l’autonomia che fa da sé

di Arrigo Abalti · Luglio 12, 2025

La storia di un micro-ospedale che anticipa l’autorizzazione e ci racconta meglio di mille riforme un’altra sanità regionale

 

In Veneto accade che una struttura sanitaria privata, la Mediclinic di Pozzonovo, risulti attiva con ricoveri notturni, pur essendo ancora in attesa dell’autorizzazione regionale. La domanda è stata presentata ad aprile, ma secondo diverse fonti l’attività sarebbe già partita. Una prassi consolidata? No. Un precedente rischioso, sì.

Perché in sanità, si sa, c’è una differenza sostanziale tra fare visite ambulatoriali e ricoverare persone di notte. In mezzo c’è un mondo: personale h24, sicurezza, pronto intervento, standard edilizi e tecnologici. Lo stabilisce chiaramente il D.M. 70 e lo ribadiscono le linee guida regionali. Nessuna sfumatura interpretativa: senza autorizzazione, un ricovero è un passo oltre.

Il caso, però, si fa ancora più interessante per via di numeri che non tornano. La Mediclinic aspira a diventare un piccolo ospedale da nove posti letto, di cui uno solo destinato alla Neurochirurgia. Sì, Neurochirurgia. In solitaria. Il D.M. 70 fissa in 60 il numero minimo di posti per un ospedale, ma qui si procede lo stesso. Con discrezione e con qualche firma.

Il tutto – pare – senza passare da Consiglio regionale o Giunta. Una decisione assunta a livello tecnico. E anche qui: legittimo? Forse. Opportuno? La domanda resta sul tavolo. Perché quando la programmazione sanitaria viene affidata alla burocrazia, più che all’indirizzo politico, si apre un campo delicato. Non è solo questione di norme, ma di visione. E di equilibri.

Chi conosce il lavoro del Cuamm in Africa sa bene che nemmeno nei contesti più difficili si improvvisano ospedali con pochi letti e reparti iperspecialistici isolati. In Veneto, invece, succede. In nome di cosa? Della semplificazione? Dell’autonomia? O semplicemente di un’interpretazione troppo disinvolta delle regole?

Il rischio è che si costruisca una sanità parallela, che anticipa le autorizzazioni, normalizza le eccezioni e confonde la flessibilità con la deroga permanente. In un momento in cui si discute di autonomia differenziata, la vicenda pone un interrogativo serio: fino a che punto un territorio può decidere da sé, senza controllo politico e senza trasparenza pubblica?

In sanità, un posto letto è una promessa di cura, ma anche di affidabilità istituzionale. Se si scavalcano le procedure, si incrina quella fiducia che tiene insieme l’intero sistema. La sanità veneta ha costruito la sua reputazione sul rigore. È giusto proteggerla. Anche da quelle scelte che, pur muovendosi dentro i margini della legge, la legge sembrano trattarla come un’opzione.

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