Province meglio dei comuni: la Corte smentisce i pregiudizi

di Arrigo Abalti · Febbraio 21, 2026

La Corte dei Conti certifica quello che molti non volevano ammettere: gli enti che la riforma Delrio avrebbe dovuto svuotare stanno gestendo il PNRR meglio di chiunque altro. È il momento di trarne le conseguenze

 

È una storia italiana che vale la pena raccontare, perché ha tutti gli elementi del caso classico: la certezza ideologica, l’errore commesso in suo nome, e i fatti che alla fine presentano il conto.
La storia riguarda le Province. E comincia con un pregiudizio.

Per anni, le Province hanno incarnato nell’immaginario collettivo — e nella retorica di quasi tutti i partiti — il simbolo dell’inefficienza pubblica. L’ente inutile per antonomasia, fatto di scrivanie polverose, incarichi distribuiti per cooptazione, carte che circolano senza arrivare da nessuna parte. Un pregiudizio, come spesso accade con i pregiudizi, tenace e trasversale. Abbastanza forte da tradursi, nel 2015, in una legge: la riforma Delrio, che non abolì le Province — la riforma costituzionale necessaria non arrivò mai — ma le svuotò sistematicamente di risorse, funzioni e personale, in attesa di una soppressione che non sarebbe mai arrivata. Il risultato fu il caos amministrativo, con enti che dovevano continuare a fare il loro lavoro senza più gli strumenti per farlo.
Oggi, a dieci anni di distanza, quella storia ha un epilogo che merita attenzione.
La Corte dei Conti ha pubblicato un rapporto sullo stato di attuazione del PNRR. I numeri sono eloquenti, nel modo in cui sanno esserlo i numeri quando smentiscono le narrazioni consolidate. Le Province hanno raggiunto impegni di spesa pari al 72% delle risorse loro assegnate. La media degli enti territoriali — Comuni, Città Metropolitane, Regioni, Servizio Sanitario Nazionale — si ferma al 59%. Tredici punti di scarto. E il vantaggio delle Province si conferma anche sui pagamenti effettuati e sulla complessità delle opere gestite.
Non è un risultato secondario. È la certificazione, da parte della magistratura contabile, che un’istituzione data per spacciata sta reggendo una delle fasi più delicate della storia amministrativa recente del paese.
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché stiamo parlando di quasi 200 miliardi di euro. Stiamo parlando di scadenze stringenti — il 31 marzo per il completamento delle missioni, il 30 giugno per le rendicontazioni — e di un margine di errore che il paese non può permettersi. In questo contesto, le Province stanno facendo quello che nessuno si aspettava che facessero: funzionare. E lo stanno facendo nonostante la carenza strutturale di tecnici specializzati — architetti, ingegneri, esperti di contabilità europea — che la stagione del dimagrimento forzato ha lasciato in eredità.
C’è qualcosa di paradossale, e insieme di molto italiano, in tutto questo. L’ente che il legislatore aveva condannato a morte lenta si rivela, nel momento della prova più impegnativa, più efficiente di chi era stato risparmiato dalla mannaia delle riforme.
Cosa bisogna fare, allora, con questa evidenza?
Nel breve periodo, la risposta è pragmatica: supportare i tecnici degli enti locali con task force di esperti provenienti dalle strutture governative che coordinano il PNRR. Non è il momento delle polemiche, è il momento di fare squadra, perché la posta in gioco riguarda tutti.
Nel medio periodo, però, c’è una questione politica che non si può continuare a rinviare. Quasi nessun partito difende ancora oggi la riforma Delrio nella sua impostazione originaria. La convergenza trasversale sulla necessità di correggerla — se non di superarla — è ormai un fatto acquisito. Manca il coraggio, o forse l’occasione, di tradurla in un intervento legislativo organico.
Quell’occasione andrebbe colta. Una riforma degli enti locali che ridisegni ruoli, risorse e funzioni sulla base di quello che gli enti fanno davvero — non di quello che si pensava facessero — è una necessità che i dati della Corte dei Conti rendono difficile ignorare ancora a lungo.
I pregiudizi hanno una vita lunga. Ma i fatti, alla lunga, sono più ostinati.​​​​​​​​​​​​​​​​

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]