di Arrigo Abalti · Dicembre 21, 2024
Le notizie emerse dal caso della falsa operatrice sociosanitaria accusata di gravi reati contro anziani che avrebbero dovuto ricevere assistenza gettano un’ombra inquietante su un tema cruciale e troppo spesso sottovalutato: la tutela delle persone più fragili della nostra società, in particolare gli anziani.
Questo drammatico caso ci ricorda quanto sia urgente rivedere e potenziare il sistema di supporto per gli anziani, oggi affidato in gran parte al lavoro di badanti, spesso provenienti da contesti di precarietà lavorativa e formativa. La fiducia che famiglie e comunità ripongono in queste figure, spesso senza verifiche sufficienti sulle loro competenze o integrità, espone persone vulnerabili a rischi enormi, come tristemente dimostrato dalle cronache.
Spesso, però, il ricorso alle badanti non è una scelta ponderata ma un ripiego economico. Le rette delle case di riposo sono ormai inaccessibili per molte famiglie, con costi che superano di gran lunga le possibilità di un reddito medio. Questa situazione costringe molte persone a cercare soluzioni rapide e spesso precarie, aprendo la porta a rischi enormi per gli anziani e le loro famiglie.
A tutto questo si aggiunge la quasi totale assenza di una sensibilità politica concreta rispetto al tema della longevità e dell’invecchiamento della popolazione. I proclami ci sono, ma mancano i fatti: se la politica considerasse davvero questo un tema prioritario, assisteremmo a riforme e sostegni reali per le famiglie, non all’abbandono che oggi le rende facili prede di truffe, violenze e ricatti da parte di operatori senza scrupoli.
Il caso della badante omicida è eclatante, ma per ogni storia simile vi sono decine, forse centinaia, di famiglie in difficoltà nella gestione delle badanti. E qui le istituzioni brillano per la loro latitanza. La mancanza di supporto è cronica: per informazioni si potrebbe citofonare direttamente in Regione Veneto, dove da anni, legislatura dopo legislatura, si promette una riforma delle IPAB mai realizzata. Certo, a differenza dell’autonomia, non possono dare la colpa alla Corte di Cassazione, eppure tutto rimane fermo, lasciando le famiglie sole ad affrontare un problema sistemico.
Non si tratta solo di regole, ma anche di cultura. Gli anziani sono spesso percepiti come un peso, non come una risorsa. Eppure, rispettare e proteggere chi ha costruito il mondo in cui viviamo è una questione morale che riguarda tutti. Garantire sicurezza, dignità e rispetto agli anziani non è solo un dovere etico, ma anche un investimento nel nostro futuro.
Il sistema, così com’è, non funziona. Le famiglie devono poter accedere a supporti economici concreti per scegliere le soluzioni migliori per i propri cari, senza essere costrette a ripiegare su opzioni che le espongono a rischi enormi. È necessario inoltre che la politica si prenda la responsabilità di investire in formazione e controlli sulle badanti, ma anche di rendere le strutture pubbliche più accessibili e efficienti.
Come ha scritto Kent Haruf nel suo romanzo Le nostre anime di notte: “La vecchiaia non è una battaglia; la vecchiaia è un massacro.” Ma questo massacro non è inevitabile. È il risultato di un sistema che non protegge i più deboli, di una politica che promette ma non agisce, di una società che dimentica chi ha più bisogno di attenzione e rispetto. Cambiare rotta è possibile, ma serve una volontà collettiva che metta finalmente gli anziani al centro delle priorità.



