di Arrigo Abalti · Dicembre 21, 2024
Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, Vicenza si ritrova avvolta in una narrazione che celebra una serie di successi amministrativi attribuiti all’attuale giunta Possamai. Ma è andata davvero così o, a questa narrazione, manca un pezzo? O siamo di fronte a un’abile operazione di rebranding politico, in cui iniziative avviate da amministrazioni precedenti vengono ridecorate per apparire come fresche creazioni del presente? Insomma un’illusione ottica perfettamente riuscita?
L’Ala Roi di Palazzo Chiericati: un lungo viaggio
Tra i più recenti capitoli di questa storia c’è l’inaugurazione dell’Ala Roi di Palazzo Chiericati, un progetto che si presenta oggi come l’Oscar della cultura cittadina nell’era Possamai, con l’assessore Fantin fresca di parrucchiere. Eppure, scavando un po’ più a fondo, scopriamo che si tratta di un lavoro iniziato alla fine dell’era Achille Variati, proseguito poi con Francesco Rucco e infine completato sotto l’amministrazione Possamai. Un risultato significativo, ma che racconta più la forza di una continuità amministrativa che una visione specifica dell’attuale governo cittadino. La riapertura dell’Ala Roi è un simbolo di quanto il tempo e la dedizione possano trasformare un progetto in realtà, ma è anche un esempio di come il merito venga spesso riscritto a seconda delle esigenze della narrazione politica. Ma va anche riconosciuto che un progetto che ha attraversato tre amministrazioni di segno opposto, Csx-Cdx-Csx, era talmente forte da non aver avuto disturbi o sabotaggi.
L’ex Macello e San Biagio: successi targati Rucco
Analogamente, il progetto sull’ex Macello e la nuova sede della facoltà di Design Industriale a San Biagio rientrano in questa logica. Entrambi presentati oggi come segni distintivi della stagione Possamai, sono in realtà frutto del lavoro della precedente amministrazione. L’ex Macello, in particolare, è stato al centro di un lungo processo di pianificazione, mentre San Biagio rappresenta una strategia di sviluppo della presenza universitaria in città che fu concepita e realizzata durante il mandato Rucco. Qui Possamai non è che il regista del taglio del nastro, ma non del film. E, anche in questo caso, va riconosciuto al sindaco il buon senso di andare oltre le logiche di schieramento o farsi influenzare dall’ossessione della discontinuità che circola anche dalle sue parti.
Cancello Buckingham Palace: l’eredità della campagna elettorale
E che dire del celebre “Cancello Buckingham Palace” in Campo Marzo? L’idea, che oggi viene presentata come una scelta innovativa, risale in realtà alla campagna elettorale del 2023, quando Matteo Celebron (Lega) e Mattia Ierardi (FdI) la proposero per la prima volta. Un progetto nato sotto tutt’altra bandiera politica, ma che oggi viene agevolmente integrato nel racconto del Centrosinistra. E che il Centrodestra dovrebbe affrettarsi a rivendicare.
La Biblioteca Bertoliana e il video mapping: tra passato e presente
La Biblioteca Bertoliana, altro grande tema cittadino, è un perfetto esempio del paradosso della narrazione. Il progetto, ora legato al nome di Flavio Albanese – sempre presente nell’inner circle dem – e al centrosinistra, aveva già preso forma sotto l’amministrazione Rucco, seppure con una diversa direzione progettuale: l’area di Santa Corona. Una lunga storia ancora lontana dall’essere conclusa, ma che vede un cambio di bandiera più che di sostanza.
Diverso il discorso per il video mapping, un’iniziativa che può essere rivendicata con pienezza dall’amministrazione Possamai. Una ventata di freschezza, un progetto originale che arricchisce il cuore di Vicenza con un tocco di contemporaneità. È qui che il Centrosinistra trova un’autentica cifra distintiva, un intervento che parla di innovazione e creatività. Per quanto siamo pur sempre più nella forma che nella sostanza.
Le mostre e i tre capolavori: un ripiego narrativo
Sul fronte delle grandi mostre, però, le difficoltà restano evidenti. La strategia del Centrosinistra, che punta a valorizzare tre capolavori per giustificare l’assenza di una grande esposizione, appare come un elegante ripiego. La narrazione si concentra sulla qualità, ma il sottotesto rivela una difficoltà strutturale nel competere con le grandi città italiane sul piano culturale.
Questi esempi disegnano un quadro chiaro: l’attuale amministrazione sta capitalizzando su un lavoro avviato da chi l’ha preceduta, scegliendo però di riscrivere la storia a proprio vantaggio. Non è un peccato originale della politica, ma è un problema quando questa riscrittura oscura il valore del passato e confonde i cittadini sulla reale origine dei risultati ottenuti.
La domanda, quindi, non è solo di chi sia il merito, ma, casomai, la visione. Vicenza merita una politica che sappia riconoscere il valore del lavoro collettivo e costruire su di esso, senza il bisogno di oscurare ciò che è stato fatto. L’Ala Roi, l’ex Macello, San Biagio e la Bertoliana sono successi di lungo corso, il risultato di amministrazioni diverse che hanno saputo collaborare, magari involontariamente, su progetti di lungo respiro.
Come ha scritto Tony Blair nel suo libro On Leadership, “Il vero leader non si limita a raccogliere applausi per ciò che appare immediato, ma costruisce un ponte verso il futuro, riconoscendo il lavoro di chi lo ha preceduto per creare un progresso duraturo”. Una lezione che anche Vicenza dovrebbe fare propria: andare oltre le illusioni narrative e abbracciare una politica che parli di continuità, crescita e visione. Perché il progresso non è mai il risultato di un singolo momento, ma il frutto di un percorso condiviso dove anche gli avversari politici si riconoscono e si rispettano.



