di Redazione · Luglio 13, 2025
L’ex sindaco di Vicenza propone di coinvolgere il privato accreditato per garantire continuità assistenziale
La data del 31 luglio si avvicina come uno spartiacque per la sanità italiana. È il termine ultimo fissato dal ministro Orazio Schillaci per dire addio ai medici “a gettone”, quella formula contrattuale che negli ultimi anni ha rappresentato insieme una ancora di salvezza e una distorsione del sistema sanitario nazionale. Ma cosa accadrà il giorno dopo? Chi garantirà la continuità assistenziale nei pronto soccorso, nei reparti di anestesia, in pediatria?
Francesco Rucco, consigliere comunale di Vicenza ed ex sindaco della città berica, non si limita a porre la domanda. Offre una risposta che merita attenzione proprio perché arriva da chi, nei suoi anni di amministrazione locale, ha dovuto fare i conti quotidianamente con le emergenze sanitarie del territorio, quando i primi cittadini hanno affrontato la pandemia,: «Mettiamo a gara i servizi a rischio e coinvolgiamo la sanità privata già accreditata».
La proposta di Rucco intercetta un nodo cruciale del dibattito sanitario contemporaneo. Dopo anni di utilizzo massiccio e spesso sregolato dei gettonisti – con costi triplicati rispetto ai contratti ordinari e buchi di organico mascherati da soluzioni tampone – la decisione ministeriale di porre un limite rappresenta indubbiamente una scelta di responsabilità fiscale e organizzativa. Ma rischia di lasciare scoperti servizi essenziali se non accompagnata da alternative strutturali.
L’intuizione dell’ex sindaco vicentino coglie nel segno quando identifica nel sistema della sanità privata accreditata una risorsa già presente sul territorio, dotata di strutture, competenze e personale qualificato. Non si tratta di privatizzare la sanità pubblica, ma di utilizzare strumenti normativi esistenti – dalle gare d’appalto ai principi di sussidiarietà e partenariato pubblico-privato – per garantire continuità assistenziale senza compromettere né la qualità né la sostenibilità economica.
L’esperienza maturata negli anni da chi ha amministrato territori e popolazioni reali emerge chiaramente nelle parole di Rucco quando sottolinea la necessità di «passare dal tamponare al programmare». È una lezione che viene dalla pratica quotidiana della gestione pubblica, dove l’improvvisazione costa cara in termini di efficienza e qualità dei servizi.
Il richiamo alla Regione Veneto e all’Ulss 8 Berica perché si attivino «da subito per costruire una soluzione ponte» evidenzia un altro aspetto importante: la necessità di una governance territoriale che sappia anticipare i problemi invece di rincorrerli. In un sistema sanitario regionale come quello veneto, tradizionalmente attento all’innovazione organizzativa, la proposta di Rucco dovrebbe trovare terreno fertile.
La questione posta dall’ex sindaco vicentino tocca un tema più ampio: il rapporto tra pubblico e privato in sanità. Rucco non propone di smantellare il sistema pubblico, ma di utilizzarne tutte le potenzialità normative e organizzative. «Il pubblico deve restare centrale», specifica, ma questo non significa ignorare risorse già accreditate e pronte a intervenire nel rispetto delle regole e dei tetti di spesa.
Il pragmatismo di questa proposta si misura sulla sua capacità di affrontare l’emergenza senza pregiudizi ideologici. Mentre in altri contesti del dibattito sanitario si continua a contrapporre pubblico e privato come se fossero antagonisti naturali, l’approccio di Rucco parte da una considerazione elementare: di fronte a reparti vuoti e cittadini in attesa, la priorità deve essere garantire le cure, utilizzando tutti gli strumenti disponibili nel rispetto della legalità e dell’efficienza.
La proposta merita attenzione anche per il suo tempismo. Intervenire ora, prima che scatti il termine del 31 luglio, significa avere il tempo necessario per strutturare bandi e procedure senza l’assillo dell’emergenza. È l’approccio di chi ha imparato dall’esperienza amministrativa che la buona gestione pubblica si misura sulla capacità di anticipare i problemi, non di subirli.
Resta da vedere se la politica regionale e le direzioni sanitarie sapranno cogliere il suggerimento. Ma la strada indicata da Rucco appare ragionevole: utilizzare tutte le risorse disponibili sul territorio, nel rispetto delle regole e con l’obiettivo di garantire ai cittadini la continuità assistenziale che il sistema pubblico, da solo, in questo momento fatica a assicurare.
La sfida della sanità post-gettonisti inizia ora. E le soluzioni più credibili potrebbero arrivare proprio da chi, come gli amministratori locali, ha imparato a confrontarsi ogni giorno con i bisogni concreti delle persone e del territorio.




