di Arrigo Abalti · Agosto 23, 2025
Il Pronto Soccorso diventa un ring
Sabato mattina al San Bortolo di Vicenza: una trentiquattrenne, già nota alle forze dell’ordine, viene portata al pronto soccorso per un malessere. Invece di ricevere cure, trasforma l’accettazione in un ring. Schiaffeggia una dottoressa, spintona un’infermiera, prova persino a colpire un medico con una bottiglietta di tè. Solo la prontezza della polizia evita il peggio.
Dopo l’arresto e il fotosegnalamento, la donna viene rimessa in libertà. Sipario. Ma la storia non finisce lì, perché il copione si ripete sempre uguale: la violenza entra in ospedale, chi lavora in corsia rischia sulla propria pelle, e alla fine chi ha aggredito esce di scena come se nulla fosse. Il Pronto Soccorso è diventato una trincea.
Il punto, però, non è solo la bottiglietta. È la fiducia che manca il bersaglio: la fiducia di medici e infermieri che vorrebbero sentirsi protetti, la fiducia dei cittadini che non vogliono vedere il Pronto Soccorso trasformato in un ring.
E intanto arriva puntuale la solidarietà della politica. Tanta, doverosa, quanto kafkiana: perché è la stessa politica che negli anni non ha mai adottato provvedimenti seri per mettere in sicurezza i Pronto Soccorso. Fa comunicati e abbracci, ma lascia che medici e infermieri continuino a difendersi da soli.
Così l’aggressione del San Bortolo diventa il simbolo di un Paese che si illude di proteggere i suoi presidi di salute con le parole, mentre con i fatti continua a lasciarli esposti. Non è la bottiglietta ad aver mancato il bersaglio. È la politica. Quella che intasa le redazioni di comunicati stampa da racconto di Kafka.
Box – Aggressioni in corsia: i numeri
In Italia
- Nel 2024 l’Inail ha registrato circa 22.000 casi di aggressioni a personale sanitario e socio-sanitario.
- In media, 60 operatori al giorno subiscono violenza fisica o verbale.
- Le categorie più colpite: infermieri (70%), seguiti da medici del pronto soccorso e operatori socio-sanitari.
Nel Veneto
- Nel 2023-24 le segnalazioni di aggressioni in ospedale e sul territorio hanno superato le 700 denunce ufficiali.
- Le aree più a rischio: Pronto soccorso, reparti psichiatrici e medicina d’urgenza.
- Secondo i sindacati di categoria, almeno 1 infermiere su 3 ha subito aggressioni o minacce negli ultimi due anni.
Le misure mancate
- La legge nazionale del 2020 prevede l’Osservatorio sulle aggressioni al personale sanitario, ma la sua azione resta limitata.
- In Veneto, le richieste di presidi di sicurezza, telecamere e vigilanza privata nei Pronto soccorso sono ancora in gran parte inevase.



