di Redazione · Agosto 19, 2026
Sigilli al cantiere di viale Verona. Ma i residenti avevano già segnalato
Il sopralluogo di Arpav, Comune e azienda sanitaria ha confermato la presenza di eternit: area sequestrata, ordinanza in arrivo. A far scattare i controlli sono state le foto di un cittadino. Che però racconta di aver segnalato coperture analoghe già settimane fa, su edifici poi abbattuti
Il cantiere della Tav in viale Verona, a Vicenza, è sotto sequestro. Le verifiche condotte tra la serata di lunedì 17 e il primo pomeriggio di martedì 18 agosto hanno accertato la presenza di eternit tra i materiali interessati dalle demolizioni, e l’Arpav ha disposto il blocco dell’area a ridosso del cavalcaferrovia Ferreto de’ Ferreti. Nei prossimi giorni il Comune emetterà l’ordinanza di messa in sicurezza: il materiale dovrà essere prima coperto e isolato con teli speciali, poi rimosso e smaltito da imprese specializzate secondo le procedure previste per i materiali contenenti amianto. Al sopralluogo hanno partecipato tecnici e funzionari del Comune, con l’ufficio Ambiente e la polizia locale, dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale e del dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria berica, oltre ai referenti delle imprese impegnate nei lavori.
Chi ha fatto scattare i controlli
Non IRICAV e neanche il Comune. Un residente. È Andrea Bolzicco ad aver inviato numerose segnalazioni agli organismi competenti, preoccupato per quanto osservato alla ripresa delle lavorazioni dopo la breve pausa di Ferragosto. L’attenzione si è concentrata sull’ultimo fabbricato ancora in piedi nell’area, quello ai piedi del cavalcaferrovia, la cui copertura presentava lastre che apparivano riconducibili all’eternit. Un sospetto che gli accertamenti successivi hanno confermato, almeno per quanto riguarda la natura del materiale. Il punto che rende la vicenda meno lineare di un semplice controllo andato a buon fine è però un altro, e lo raccontano gli stessi residenti: già nelle settimane precedenti erano state fatte segnalazioni relative ad altri edifici dello stesso cantiere, anch’essi caratterizzati da coperture analoghe. Quegli edifici sono stati poi demoliti. I residenti riferiscono di aver ricevuto rassicurazioni: la situazione era conosciuta e l’eventuale materiale contenente amianto sarebbe stato gestito nel rispetto delle procedure di sicurezza. A far scattare una preoccupazione nuova e più forte sono state le operazioni riprese lunedì. Secondo le testimonianze raccolte, alcune lastre sarebbero risultate ancora presenti mentre procedeva l’abbattimento dell’ultimo fabbricato. Contemporaneamente, durante le lavorazioni, si sarebbe sollevata una quantità consistente di polvere, spinta verso gli edifici circostanti e depositatasi su terrazzi, balconi e parti comuni dei condomini vicini.
Cosa è accertato e cosa non lo è
Su questo punto serve precisione, perché la differenza è sostanziale. La presenza di eternit è accertata, così come il sequestro dell’area. Non è invece accertata alcuna dispersione di fibre di amianto nell’ambiente circostante.Occorrerà stabilire se il materiale sia stato effettivamente danneggiato durante le demolizioni, con quali modalità siano state svolte le lavorazioni, e se siano necessari ulteriori controlli e campionamenti ambientali. Nel frattempo la priorità è impedire che il materiale venga ulteriormente interessato dalle lavorazioni: da qui il blocco dell’area e l’avvio dell’iter che porterà all’ordinanza comunale. Gli approfondimenti dovranno ora ricostruire anche le fasi precedenti dell’intervento: dall’individuazione dei materiali prima delle demolizioni alle procedure adottate dalle imprese, fino alla gestione delle coperture già presenti sugli altri fabbricati abbattuti nelle settimane scorse. E sarà necessario stabilire quando, e con quali garanzie, il cantiere potrà ripartire. Il contesto pesa: si tratta di un’area densamente urbanizzata, con abitazioni e attività commerciali a poche decine di metri.
Resta la domanda che la cronaca di questi giorni consegna alla città, e che non riguarda l’esito dei controlli ma il loro innesco. Se le coperture in eternit erano note, come i residenti riferiscono di essersi sentiti rispondere settimane fa, perché sono servite le fotografie di un cittadino scattate dopo Ferragosto per fermare le ruspe? E soprattutto prima di fare le demolizioni nessuno ha pensato di fare delle verifiche? Un pagina imbarazzante dei lavori per la TAV.




