di Arrigo Abalti · Aprile 24, 2025
Il silenzio parla più delle parole: la Lega e la “fuga” di Maltauro
È nei silenzi che si coglie il vero significato della politica. E il silenzio che avvolge l’addio di Jacopo Maltauro alla Lega è assordante quanto emblematico. Un divorzio che svela molto più di quanto i comunicati ufficiali – o meglio, la loro assenza – vorrebbero nascondere. Ma la domanda rimane aperta: perchè questo silenzio dall’ex partito di Maltauro?
“Posizioni estremiste” e “linea antieuropea” sono le accuse che il giovane consigliere lancia al partito in cui ha militato per un decennio. Parole pesanti come macigni, pronunciate da un esponente che ha attraversato una fase cruciale del movimento, quella della trasformazione dalla Lega Nord federalista al sovranismo salviniano. Non un militante qualunque, ma una figura di rilievo che abbandona la nave in un momento delicato per il partito.
Eppure, dal quartier generale di via Bellerio, nessuna replica. Dalla sede provinciale neppure. Nessuna difesa. Nessuna controargomentazione. Come se l’addio di un rappresentante significativo fosse un evento trascurabile, una parentesi da dimenticare in fretta. Questo silenzio è una strategia o l’ammissione implicita di un disagio più profondo?
La verità è che la Lega sta attraversando una metamorfosi identitaria che ha lasciato sul campo numerosi “feriti”. Da movimento federalista a partito nazionale con velleità sovraniste, il percorso ha creato inevitabili fratture interne. Maltauro è solo l’ultimo di una serie di esponenti che non si riconoscono più nel “nuovo corso”. Oppure semplicemente la non ricandidabilità di Luca Zaia rende il Carroccio meno attrattivo sia elettoralmente che nella linea politica, che nel Veneto moderato aveva trovato nel governatore un riferimento con grammatiche più rappresentative del sentiment del nostro territorio. La Lega di Zaia o la Lega di Salvini diceva qualcuno. Due Leghe diverse ma complementari.
Ciò che colpisce è la drammatica franchezza delle parole di Jacopo. Quella “linea antieuropea” che denuncia non è un dettaglio marginale, ma il cuore di un posizionamento politico che sta allontanando molti moderati. L’Europa, da nemico comune a discrimine interno.
Il distacco acquista un significato ancora più simbolico considerando che il Consiglio comunale di Vicenza ha visto la Lega presente per ben 35 anni – un’era politica che ha attraversato diverse epoche e trasformazioni. Una presenza storica che ora subisce un duro colpo con l’uscita di un suo rappresentante che non esita a denunciare pubblicamente la deriva estremista.
In altri tempi, un’uscita così dirompente avrebbe provocato reazioni immediate. Oggi solo silenzio. Un silenzio che racconta di un partito che non abbia più la forza o la volontà di difendere la propria linea, o peggio, che non ha più una linea chiara da difendere.
Mentre a Vicenza si consuma questo piccolo-grande dramma politico, l’Italia intera osserva una Lega in evidente difficoltà, stretta tra risultati elettorali deludenti e l’ingombrante presenza di Fratelli d’Italia. Il silenzio su Maltauro è forse il riflesso di un silenzio più ampio, quello di chi non sa più cosa dire a un elettorato sempre più disorientato.
Come diceva il vecchio adagio, “chi tace acconsente”. E in politica, talvolta, i silenzi dicono molto più delle parole.



