Il silenzio del centrosinistra non è innocente

di Arrigo Abalti · Aprile 25, 2025

Ombre e luci dietro la scelta di Maltauro

 

Eccolo qua, il solito film della politica vicentina. Il copione lo conosciamo tutti: un leghista che prende la porta, un centrosinistra che fa finta di niente e, dietro le quinte, l’immancabile burattinaio che tira i fili di questa commedia provinciale che si ripete con la monotonia di un orologio svizzero.

Jacopo Maltauro, dieci anni di militanza nel Carroccio, all’improvviso scopre che la Lega “ha messo in secondo piano l’autonomia per puntare su Vannacci” e che è “tiepida con Putin”. Una folgorazione sulla via di Damasco che arriva, guarda caso, proprio nel momento giusto per lasciare la Lega senza rappresentanti in Consiglio comunale. Poche settimane dopo la sentenza che chiude la strada al terzo/quarto mandato di Zaia. Coincidenze probabilmente.

Ma la vera notizia non è tanto questa uscita di scena – l’ennesima di una lunga serie di leghisti che a oggi hanno abbandonato il Carroccio – quanto il silenzio tombale del centrosinistra. Un silenzio che ha il sapore forte della complicità.

Perché, diciamocelo: se davvero fosse stato un gesto di rottura ideale, i dem vicentini avrebbero dovuto cavalcare l’onda, strombazzare ai quattro venti la crisi del centrodestra, infilarsi nelle contraddizioni dell’avversario, tanta biada per dimostrare alla città la crisi di un centrodestra senza bussola e senza leader, fare le pulci alle parole di Maltauro. Invece, niente. Silenzio stampa. Come se la cosa non li riguardasse. O peggio, come se sapessero già tutto.

La verità è che dietro questa operazione si intravede la mano di chi da anni lavora con la precisione di un chirurgo per disarticolare il centrodestra vicentino. É sempre lo stesso, blandisce la stampa, i narcisi del centrodestra e pianifica le prossime mosse con i capi dei dem. Prima si individua l’anello debole – un malcontento, un ambizioso, un deluso – poi lo si corteggia con promesse di centralità politica, infine lo si fagocita in questo “campo largo” che di largo ha solo la fame di potere.

È una strategia che funziona dal 2022, quando iniziò lo scouting tra i delusi di Rucco: non si conquista il centro, si staccano pezzi di destra. Non si costruisce un’alternativa, si cannibalizza l’avversario. Non si propone una visione nuova, si ricicla quella vecchia con facce nuove.

E il centrosinistra? Tace. Tace perché sa di essere complice di questo gioco delle parti. Tace perché sa che questa è l’unica strategia che gli è rimasta: non vincere per meriti propri, ma per i demeriti altrui. Non convincere, ma confondere. Non proporre, ma logorare.

Il regista occulto di questa operazione – e tutti a Vicenza sanno chi è – si guarda compiaciuto allo specchio di un altro selfie. La sua tela si allarga, la sua strategia funziona, e il centrodestra continua a cadere nella stessa trappola con una ingenuità politica che sfiora l’autolesionismo.

Resta da capire fino a quando i vicentini della destra saranno disposti a tollerare questo teatro dell’assurdo. Fino a quando accetteranno che la politica locale si riduca a un gioco di poltrone, travestimenti ideologici e tradimenti a orologeria.

Ma soprattutto resta da capire se il centrodestra ha finalmente imparato la lezione o se continuerà a offrire il fianco a un avversario che, pur non brillando per idee, ha imparato a giocare di tattica come nessun altro.

Per ora, l’unica certezza è quel silenzio. Un silenzio che non ha nulla di innocente.

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