Una generazione invisibile per la politica

di Arrigo Abalti · Febbraio 10, 2025

I dati pubblicati dal Sole 24 Ore rappresentano un campanello d’allarme che l’Amminstrazione non dovrebbe ignorare: i giovani italiani sono sempre più disillusi, isolati e distanti dalla società e dalla politica. Questa situazione non è diversa a Vicenza, dove il rischio di perdere una generazione per mancanza di ascolto e opportunità è concreto e richiede un intervento immediato da parte delle istituzioni locali. Insomma qualcosa di più serio e strutturato della navigazione a vista o delle trovate dilettantesche ad effetto che abbiamo visto finora.

Secondo il sondaggio, il 55% dei giovani vive in uno stato di preoccupazione o paura, e il 54% si sente privo di un adeguato supporto da parte delle persone vicine. Solo il 7% ha avuto il coraggio di rivolgersi a uno psicologo, segno di un accesso ancora limitato o di uno stigma culturale che frena la ricerca di aiuto. Sul fronte della partecipazione sociale e politica, poi, i numeri sono ancor più scoraggianti: il 93% non è impegnato in politica, l’80% non si sente rappresentato dai partiti e il 52% non sa se andrà a votare o ha già deciso di astenersi. E questo mette subito in chiaro quanto rappresentativi della loro generazione siano i ragazzi che in questi giorni si sono scazzottati per un volantino.

In questo contesto, l’assessore alle politiche giovanili di Vicenza ha una responsabilità centrale per invertire la rotta. Una responsabilità ed un’occasione che ci auguriamo sappia cogliere in tutta la sua complessità.

È evidente che il disagio giovanile non è solo un problema individuale, ma il sintomo di una crisi sistemica che riguarda l’intera comunità. Per affrontarlo, servono azioni concrete e mirate che dimostrino ai giovani che il loro futuro conta davvero per chi, in parte, dovrebbe esserne il facilitatore. Da dove partire allora? Per esempio da un’indagine sulla situazione giovanile a Vicenza: il primo passo dovrebbe essere una ricerca approfondita per comprendere le specificità locali del disagio giovanile. Un’indagine che coinvolga scuole, associazioni giovanili, famiglie e gli stessi giovani permetterebbe di avere una fotografia chiara della situazione e di individuare le esigenze prioritarie. I dati raccolti fornirebbero una base scientifica per pianificare interventi efficaci.

In seguito sarebbe il caso di arrivare ad una proposta di un nuovo “Progetto Giovani”: sulla base dell’indagine, l’assessore dovrebbe proporre al consiglio comunale, non solo alla Giunta, per allargare il più possibile il dibattito e gli eventuali contributi, un nuovo Progetto Giovani, un piano strategico che declini azioni positive per sostenere i giovani vicentini, affrontando le difficoltà evidenziate dalla ricerca del Sole 24 Ore. Facciamo qualche esempio? Il progetto potrebbe includere:
•    Supporto psicologico: Potenziamento dei servizi di ascolto e consulenza psicologica, con risorse dedicate per garantire un accesso gratuito e rapido.
•    Spazi di aggregazione: Creazione o riqualificazione di luoghi dedicati ai giovani, come centri culturali, coworking e spazi per eventi artistici e sociali.
•    Partecipazione civica e politica: Promozione di laboratori di educazione civica e incontri con le istituzioni locali per riavvicinare i giovani alla vita politica.
•    Formazione e lavoro: Sviluppo di programmi di formazione legati alle nuove tecnologie e alle professioni del futuro, in collaborazione con aziende locali.
•    Attività culturali e sportive: Investimenti in eventi e iniziative che valorizzino il talento giovanile e favoriscano il senso di comunità.
3.    Ascolto attivo e dialogo continuo: Creare canali di dialogo regolari con i giovani, come forum e tavoli di confronto nei quartieri, per monitorare costantemente i progressi e adattare le politiche alle loro esigenze.

Non bastano slogan o interventi sporadici per rispondere a questa crisi. È necessario un piano strategico a lungo termine che coinvolga famiglie, scuole, associazioni e aziende locali. Vicenza ha l’occasione di dimostrare che è possibile costruire una città che non solo ascolta i suoi giovani, ma dà loro gli strumenti per essere protagonisti del cambiamento.

L’assessore alle politiche giovanili dovrebbe essere il motore di questa trasformazione, adottando un approccio inclusivo e coraggioso. Non si tratta solo di rispondere al disagio, ma di dare ai giovani la possibilità di immaginare e costruire un futuro migliore, qui, nella loro città. Come dimostra la ricerca, i giovani si sentono smarriti e distanti dalle istituzioni: è tempo di ridurre questa distanza e dimostrare che Vicenza è una città che crede nel suo futuro, perché crede nei suoi giovani. Ma deve farlo in fretta perchè il segnale che ci arriva dall’indagine del Sole 24 Ore è molto chiaro. C’è poco tempo.

 

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