di Arrigo Abalti · Marzo 15, 2025
La lezione ignorata dai sindaci dell’Alto Vicentino
La vicenda del “No al tribunale della Pedemontana” che vede 28 sindaci dell’Alto Vicentino scendere in campo contro Bassano del Grappa e il suo primo cittadino lascia sgomenti. Non per la protesta in sé, che può essere legittima se fondata su ragioni solide, ma per la mediocrità politica che questa vicenda mette in luce. Una classe dirigente che, anziché unirsi per il bene del territorio, al di là del merito, pro o contro Tribunale Pedemontana, si divide in una gara meschina per accaparrarsi un briciolo di visibilità, finendo per servire le pressioni di poteri esterni che poco hanno a che fare con gli interessi della comunità.
È deprimente osservare come questa battaglia si sia trasformata in un teatrino di accuse e contrapposizioni, con i sindaci dell’Alto Vicentino che attaccano Bassano, un comune di primaria importanza, e il suo sindaco che risponde. Invece di proporre soluzioni condivise, si preferisce alimentare divisioni, politicizzando una questione che dovrebbe essere affrontata con pragmatismo e lungimiranza. Sarebbe curioso, a questo punto, fare la prova contraria: se il sindaco di Bassano fosse stato del PD, avremmo assistito alla stessa scena? Difficile crederlo. Il centrodestra, che governa gran parte di questi comuni, ci ha abituati a divisioni interne e a una singolare “intelligenza con l’avversario”. Quando il centrosinistra vince, spesso lo fa con la collaborazione di pezzi di centrodestra, usati per regolare conti interni o sabotare carriere di colleghi di partito. In altri tempi, li chiamavano “utili idioti”, pronti a sacrificare l’unità per un effimero tornaconto personale.
Questo non è solo un pessimo esempio per i cittadini, ma un segnale allarmante di come la politica locale stia perdendo di vista il suo ruolo: servire il territorio, non i propri ego o le logiche di schieramento. Se questo è il modello che ci viene offerto, ci si chiede chi avrà ancora voglia di andare a votare alle prossime elezioni. Forse solo la famiglia dei candidati, stretta attorno a un’illusione di consenso. La mediocrità di chi antepone gli interessi strappavoti al bene comune rischia di spegnere definitivamente la fiducia dei cittadini. È tempo che la politica ritrovi dignità e si ricordi che il vero successo non sta nel prevalere sull’avversario, ma nel costruire un futuro per tutti.
Divisi cadunt, uniti stant.



